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Draghi pronto ad agire su tre fronti

Il discorso del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, stamattina all’Alte Oper, all’annuale kermesse della finanza di Francoforte, verrà vivisezionato dai mercati finanziari alla ricerca di indizi di maggior stimolo monetario alla prossima riunione di consiglio del 3 dicembre. Ieri, un discorso del capo economista della banca, Peter Praet, e la pubblicazione del resoconto dell’ultima riunione, il mese scorso a Malta, hanno rafforzato le aspettative che la Bce si prepari ad agire.
Le possibili aree di intervento attese dai mercati, secondo le stesse minute, sono tre: un allungamento dell’attuale programma di acquisti di titoli, il cosiddetto Qe, oltre il settembre 2016, ipotesi del resto già esplicitamente prevista; un aumento dell’importo mensile degli acquisti, oggi 60 miliardi di euro, opzione che potrebbe essere più ostica da digerire per gli oppositori di un maggiore stimolo; e un ulteriore taglio del tasso sui depositi delle banche presso la Bce, oggi a -0,20%, sul quale si sono focalizzate ultimamente molte attenzioni. Su quest’ultima possibilità, il consiglio nota che a tassi negativi non si sono verificate le attese défaillances dei mercati monetari e che le esperienze di altri Paesi (Svizzera e Danimarca hanno un tasso negativo dello 0,75%) mostrano che il limite minimo tollerabile dal sistema è ben più basso di quello attuale della Bce. Non c’è inoltre alcuna evidenza che gli operatori economici abbiano trasformato in modo massiccio altre attività finanziarie in contante. Molti osservatori di mercato ritengono probabile un taglio di almeno 10 punti base, e alcuni fino a 20, il che produrrebbe un effetto ribassista sull’euro.
Dopo le parole di Draghi a Malta, che ha parlato di «riesaminare» la politica monetaria, ma che erano state interpretate come se questo fosse un fatto acquisito, una mancata azione del consiglio a dicembre provocherebbe un contraccolpo sui mercati che la Bce vorrà evitare. Il resoconto di Malta illustra anche posizioni diverse fra alcuni consiglieri, che volevano intervenire già allora, e altri che lo ritenevano prematuro e probabilmente vorrebbero rinviare anche oltre dicembre per dar più tempo alle misure già attuate. Fra questi, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che a sua volta parlerà stamattina allo European Banking Congress, nel consueto contrappunto a Draghi.
Con l’inflazione di ottobre a 0,1%, lontanissima dall’obiettivo di stare sotto, ma vicini al 2%, e la prospettiva che le previsioni di settembre dell’1,1% nel 2016 e dell’1,7% nel 2017 vengano ribassate, il resoconto della riunione di Malta parla di un’evoluzione «potenzialmente preoccupante». Le nuove stime dello staff potrebbero quindi risultare determinanti nello spingere il consiglio all’azione, tanto più che, come ammettono le minute, negli ultimi tempi l’inflazione è risultata ripetutamente al di sotto delle stime della Bce e degli altri centri di previsione.
Nelle ultime settimane, alcuni fattori sono girati in favore dell’eurozona, come il nuovo calo dell’euro e il ritorno delle attese di un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve a dicembre, ma resta una profonda incertezza sugli sviluppi dell’economia, condizionati in parte dalla situazione dei mercati emergenti. Sull’impatto degli attentati di Parigi, alcuni consiglieri hanno espresso pareri diversi, da chi ritiene che possano influenzare fiducia e consumi, come Praet e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a chi pensa che sia troppo presto per valutare, come il vicepresidente Vitor Constancio, e che comunque gli effetti economici non vadano drammatizzati, come Yves Mersch.
«L’incertezza – ha detto tuttavia ieri Praet – non può condurre all’indecisione». Il capo economista della Bce ha anche sottolineato che la banca «non può consentire che le aspettative d’inflazione siano dettate dalle oscillazioni» dei prezzi del petrolio. A questo proposito si fa strada in consiglio l’interpretazione che il calo di questi sia dettato dalla debolezza della domanda e quindi non sia destinato a una inversione in tempi brevi.

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