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Draghi: «Pronti ad ampliare il Qe»

La Banca centrale europea è pronta a rafforzare il suo programma di stimolo monetario se l’inflazione nell’eurozona dovesse indebolirsi più del previsto, ma i tempi dell’azione restano incerti, dopo l’audizione del presidente della Bce, Mario Draghi, ieri al Parlamento europeo. Sui mercati finanziari si è diffusa recentemente la convinzione che la Bce possa annunciare un aggiustamento del programma di acquisto di titoli già alla prossima riunione del consiglio, il 22 ottobre a Malta, ma Draghi, pur affermando che la banca «non esiterà» ad agire, ha detto ieri che la valutazione dell’impatto sull’eurozona della frenata dei mercati emergenti, del calo del prezzo delle materie prime e delle turbolenze sui mercati richiede tempo, senza precisare quanto.
«Se alcuni dei rischi al ribasso dovessero indebolire le prospettive d’inflazione nel medio periodo in modo più fondamentale di quanto prevediamo al momento, non esiteremmo ad agire», ha dichiarato Draghi, il quale ha sottolineato anche che al momento l’inflazione nell’area euro, allo 0,1%, è ben lontana dall’obiettivo di stare al di sotto, ma vicino al 2%. Il presidente della Bce ha ribadito che il piano, il cosiddetto Qe, è stato congegnato con sufficiente flessibilità e che la Bce può aggiustarne «dimensioni, composizione e durata nel modo appropriato, se un ulteriore impulso monetario dovesse rendersi necessario». Il banchiere centrale ha rammentato anche di aver già detto che il programma, avviato nel marzo scorso e che prevede acquisti di titoli per 60 miliardi di euro al mese, può essere allungato rispetto al settembre 2016, data attualmente prevista per la sua conclusione, ipotesi al momento ritenuta la più probabile dai mercati fra le diverse opzioni a disposizione della Bce. Un’altra è l’aumento degli acquisti mensili.
Al momento, le previsioni della banca, ritoccate al ribasso all’inizio di questo mese, indicano che l’inflazione resterà bassa per diversi mesi e, secondo diversi osservatori, potrebbe addirittura scendere di nuovo temporaneamente in territorio negativo. Draghi ha affermato ieri che la ripresa economica in atto sembra destinata a continuare in modo graduale nel resto dell’anno più o meno al ritmo del secondo trimestre (quando l’economia è cresciuta dello 0,4%), anche secondo le indicazioni degli ultimi dati (ieri l’indice Pmi ha mostrato un leggero indebolimento a settembre rispetto ad agosto, ma nessun segnale che la frenata della Cina e le difficoltà degli altri Paesi emergenti abbiano finora avuto un impatto pesante sull’attività). In alcuni Paesi, ha detto il capo della Bce, in un possibile riferimento all’Italia, le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo per la prima volta da molto tempo a questa parte. Un segno che lo stimolo della Bce funziona, secondo Draghi, così come l’aumento del credito, non solo in volumi, ma anche per la sua estensione ai Paesi più colpiti dalla crisi e per la riduzione dei differenziali nelle condizioni fra grandi e piccole imprese. In media, dall’annuncio del Qe, i tassi praticati alle imprese sono scesi di 70 punti base, ha osservato.
Draghi, pur non volendo commentare il contenuto di una lettera del vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al presidente del consiglio di vigilanza della Bce, Danièle Nouy, diffusa dall’agenzia Bloomberg, secondo cui la ripresa potrebbe essere messa a rischio da ulteriori richieste di capitale alle banche, ha affermato che la maggior parte delle grandi banche europee sono già ora largamente al di sopra dei requisiti di capitale e che comunque «banche deboli e senza capitale, non fanno prestiti».
Il caso Grecia è stato oggetto di numerose domande dei parlamentari europei. Draghi ha sollecitato il nuovo Governo a mettere in atto rapidamente le misure concordate nel terzo programma di aiuti. A questo punto si aprirebbe lo spazio a condizioni più leggere sul debito greco ed eventualmente all’utilizzo dei titoli pubblici greci come collaterale per i finanziamenti presso la Bce e al loro acquisto nel programma di Qe.

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