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Draghi: «Pronti a usare misure non convenzionali»

L’alta disoccupazione e la capacità produttiva inutilizzata nell’economia sono oggi fra i fattori che deprimono l’inflazione nell’area dell’euro, ha riconosciuto ieri il presidente della Banca centrale europea, ribadendo l’impegno a contrastare i rischi di un’inflazione bassa per un periodo troppo prolungato.
In una conferenza a Vilnius per celebrare il prossimo ingresso della Lituania nella moneta unica e in un’intervista a un giornale locale, Draghi ha ripetuto che la Bce è pronta a «usare nuove misure non convenzionali e cambiare la composizione dei suoi interventi», un’allusione alla possibilità di acquistare titoli pubblici come hanno fatto altre banche centrali, per riportare l’inflazione verso l’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%, dall’attuale 0,4.
Nell’analisi di Draghi, è oggi il ciclo economico, appunto la disoccupazione troppo alta e la capacità produttiva inutilizzata, a contribuire in modo decisivo alla bassa inflazione. Bisogna agire quindi per rilanciare la domanda, attraverso la politica monetaria e anche quella fiscale, nei Paesi che hanno i margini di manovra nel bilancio per farlo, oltre che sulle riforme strutturali, predicate finora in Europa come l’unica via d’uscita dalla crisi. Il presidente della Bce ha rammentato anche ieri ai Governi la necessità di agire su questi fronti. In passato, ha ricordato il banchiere centrale, ad abbassare l’inflazione erano stati prima il calo dei prezzi dell’energia e degli alimentari e l’aggiustamento nei Paesi in crisi, poi il rafforzamento dell’euro. Questo ora si è invertito, tanto che la moneta unica, scesa ieri sotto quota 1,27 dollari, ha toccato i minimi degli ultimi due anni. Il deprezzamento del cambio non è certo malvisto all’Eurotower, anche se non è un target della politica monetaria, e viene considerato come uno strumento importante per far risalire i prezzi e, attraverso l’export, dare impulso all’economia.
La Lituania, 19° Paese che adotterà l’euro, a partire dal 1° gennaio, è particolarmente esposta alle tensioni geopolitiche derivanti dalla crisi con la Russia, che rappresentano un rischio per tutta l’Eurozona, ma il suo ingresso nella moneta unica, secondo Draghi, aiuterà a proteggerla almeno in parte dai loro effetti.

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