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Draghi, «problemi di liquidità»

di Rossella Bocciarelli

«Per superare l'attuale fase di instabilità e tornare verso un livello più fisiologico di avversione al rischio occorre che ognuno faccia la sua parte. Si deve agire su tre terreni: rafforzare il capitale delle banche, rendere più stringente la disciplina del bilancio pubblico e irrobustire la governance economica dell'Unione Europea». Il governatore della Banca d'Italia e futuro presidente della Bce, Mario Draghi, ha espresso ieri la sua ricetta per portare fuori dalle secche della crisi Eurolandia al termine della riunione plenaria del Financial stability board che si è tenuta a Zurigo.

A novembre prossimo l'organismo nel quale sono rappresentati i ministeri delle finanze, le banche centrali e le autorità di controllo dei mercati dei paesi del G20, presenterà le sue proposte di riforma al vertice dei capi di stato e di governo a Cannes e in quell'occasione, com'è stato spiegato ieri verrà nominato anche il successore del governatore italiano alla guida del Fsb: le consultazioni sono in corso e non c'è ancora una rosa di papabili anche se il nome che ricorre più spesso è quello del banchiere centrale canadese Mark Carney, per il quale il ministro delle finanze Jim Flaherty non fa mistero di stare svolgendo una forte azione di lobbying internazionale.

Nella riunione di ieri mattina, come ha spiegato lo stesso Draghi, si è discusso delle attuali tensioni sui mercati finanziari dovute alla crisi del debito sovrano e delle misure che si stanno prendendo per fronteggiarle. Ma non si è parlato delle misure per dotare di leva finanziaria il Fondo salva-stati europeo da 440 miliardi di euro. «Non abbiamo discusso di un argomento che è di competenza dell'Unione europea» ha detto Draghi, senza aggiungere una parola, con ciò implicitamente prendendo le distanze da chi, come der Spiegel, si era affrettato a scrivere che «il futuro governatore della Banca centrale europea non si oppone all'idea di dotare l'Efsf di una licenza bancaria, in modo che questa banca abbia accesso al rifinanziamento della Bce». Draghi non ha mai commentato questa proposta, hanno peraltro precisato ieri fonti della Banca d'Italia. Draghi è stato estremamente cauto ieri anche nella risposta a una domanda sulla crisi greca: «Non commento, non ancora» ha dichiarato. Quanto alla situazione della liquidità delle banche ha spiegato che dietro ai problemi di raccolta delle banche c'è la mancanza di fiducia : «É molto difficile distinguere se i problemi di funding sono meri problemi di liquidità o se provengono dalla mancanza di fiducia. Per alcuni istituti i problemi hanno a che vedere con la liquidità, per altri sono connessi alla sfiducia verso i titoli dei paesi in difficoltà e all'incertezza su quanti di questi titoli sono in mano alle banche». In ogni caso, ha aggiunto «siamo consapevoli del fatto che il mercato interbancario deve riprendere a funzionare, perché è vero che negli ultimi mesi l'avversione al rischio è cresciuta drammaticamente. Nelle fasi di tensione, uno dei primi canali di finanziamento a prosciugarsi è il mercato interbancario. E per sostenere il ritorno a un livello più fisiologico di avversione al rischio – ha ricordato – servono misure a livello bancario» tra le quali, misure più rigorose per patrimonio e liquidità. L'Fsb appoggia inoltre il progetto varato la settimana scorsa dal comitato di Basilea sui requisiti aggiuntivi di capitale per le Global Sifi (le banche di rilevanza sistemica a raggio globale, ndr) fino al 2,5 per cento. Draghi ha infatti confermato che le banche più grandi saranno soggette a requisiti aggiuntivi compresi fra l'1 e il 2,5 per cento, spegnendo le speculazioni secondo cui il piano avrebbe potuto essere modificato. Al G-20 di Cannes verrà in ogni caso presentato l'intero pacchetto sulle Sifi, le istituzioni finanziarie "troppo grandi per fallire", compresa la creazione di un nuovo standard internazionale che consenta un processo di liquidazione di queste istituzioni senza conseguenze in termini di costi per i contribuenti.

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