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Draghi, prima tappa Francoforte

di Stefania Tamburello

ROMA -L’unanimità dei consensi fa piacere. Al pari delle manifestazioni di stima come quella espressa da Jean-Claude Juncker presidente dell’Eurogruppo che ha elogiato il suo spirito europeista. Così Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, presidente dell’Fsb (Financial stability board) e presidente designato della Banca centrale europea, ieri mattina ha fatto trasparire la sua contentezza partecipando di prima mattina in Banca d’Italia alla riunione del Direttorio, la sede in cui si prendono le decisioni di maggior rilievo per la Banca. E sì, il governatore appariva soddisfatto dei risultati delle riunioni di Bruxelles: l’indicazione unanime dell’Eurogruppo e quindi, ieri, la designazione formale dell’Ecofin con la raccomandazione di nomina alla guida della Bce presentata al Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo che si riunirà il 24-25 giugno. Anche se i suoi compiti, da oggi e fino al momento dell’insediamento al vertice di Eurotower, diverranno più gravosi. Se non altro perché dovrà continuare a svolgere gli impegni di governatore nonché seguire la messa a punto della riforma delle regole della Finanza da parte dell’Fsb che presiede, in vista del passaggio di consegne prima del G20 del 2-3 novembre a Cannes. Il tutto tenendo in particolare conto del suo ruolo nel consiglio direttivo della Bce, che si riunirà proprio oggi e domani a Francoforte, sotto la presidenza di Jean-Claude Trichet. Draghi sarà lì in serata per ricevere ovviamente le congratulazioni dei colleghi governatori, anche se Trichet continuerà a tenere le redini saldamente in mano fino alla fine del suo mandato, il 31 ottobre. La prima uscita pubblica internazionale, Draghi la farà invece il 25 maggio, volando a Berlino per partecipare alla Conferenza economica 2011 organizzata dal Cdu, il partito della Cancelliera Angela Merkel, che interverrà prima del governatore. Non è stata invece ancora fissata la data dell’audizione al Parlamento europeo che dovrà precedere la nomina. Mentre, in Italia, cresce l’attesa per l’appuntamento delle Considerazioni finali di fine maggio. Nel frattempo però sale la tensione per il cambio della guardia a Palazzo Koch. I tempi non sono strettissimi, visto che Draghi si trasferirà a Francoforte solo in novembre, quasi alla fine del suo mandato in Bankitalia iniziato il 16 gennaio 2006. Ma c’è un nodo che il governo dovrà con ogni probabilità sciogliere prima di allora, probabilmente già entro la data del consiglio europeo. La Francia, il cui appoggio anticipato a Draghi è stato decisivo, chiede infatti con forza un posto nel board della Bce. Puntando al seggio italiano, quello occupato da Lorenzo Bini Smaghi, forte del fatto che, secondo una regola non scritta ma sempre rispettata, nell’organo esecutivo della Banca centrale non possono sedere due componenti della stessa nazionalità. Cosa che avverrebbe con la nomina alla presidenza di Draghi. «È logico che uno dei due, evidentemente non il presidente designato, lasci il posto elegantemente» , ha detto ieri senza troppi sottintesi il ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde. La quale ha nell’occasione ricordato l’impegno preso a riguardo dal premier Silvio Berlusconi in occasione del vertice italo-francese di Roma del 26 aprile. In quell’occasione, ha proseguito Lagarde, «era stato evocato il punto sulla partecipazione di un francese al board della Bce, possibilmente al posto dell’italiano. Perché non è per niente logico avere due componenti dello stesso Paese» . Il problema però è che Bini Smaghi, secondo le dichiarazioni di lunedì all’agenzia Dow Jones, non ha alcuna voglia di lasciare in anticipo il suo incarico che scade nel 2013. A meno di non ricevere un’offerta alternativa adeguata. Ed è qui che torna in campo il governo e il nuovo organigramma di Bankitalia. Già perché una delle soluzioni possibili sarebbe la staffetta tra Bini Smaghi e Draghi, tra Eurotower e Palazzo Koch. Se non fosse che la successione del governatore è una cosa più complicata, in cui entrano le caratteristiche professionali ma anche la politica, le aspettative interne e quelle esterne, ed in cui a decidere è il capo del governo ma con una sorta di beneplacito del Presidente della Repubblica che firma il decreto nomina. I candidati a sostituire Draghi al momento sono: il numero due dell’Istituto di via Nazionale, il direttore generale Fabrizio Saccomanni; Bini Smaghi che proviene dalla Banca d’Italia e ha fatto un passaggio al Tesoro; Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, e Ignazio Visco, vicedirettore generale di Bankitalia. Difficile prevedere come andrà a finire, anche perché in questo momento la politica è impegnata in altro: l’ipotesi che circola in Banca d’Italia vede Saccomanni al posto di comando e il più giovane Bini Smaghi nel Direttorio o direttamente alla direzione generale. In vista di ulteriori, futuri scatti in avanti.

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