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Draghi prepara il terreno per la riduzione del Qe

Nella sua riunione di domani, la Banca centrale europea manterrà invariata la politica monetaria, ma il suo presidente, Mario Draghi, comincerà a preparare il terreno per la riduzione dello stimolo che dovrebbe avvenire a partire da gennaio: se Draghi spiegherà che la discussione in consiglio è formalmente iniziata e che i comitati tecnici hanno ricevuto l’incarico di studiare i dettagli, l’annuncio dei particolari verrà lasciato alla riunione del 26 ottobre e forse, in parte, a quella del 14 dicembre.
Il rebus del super-euro
I mercati si aspettano anche che il banchiere centrale italiano affronti il tema del rafforzamento dell’euro, che dall’inizio dell’anno si è apprezzato del 13% sul dollaro e di quasi il 6% su un paniere di valute dei Paesi con cui l’Eurozona commercia di più. Il silenzio di Draghi sulla questione del cambio, il cui rialzo ha l’effetto di deprimere l’inflazione ancora lontana dall’obiettivo della Bce, provocherebbe un ulteriore rafforzamento dell’euro. Prima dell’estate, il presidente della Bce si è limitato a dire che l’euro aveva «ricevuto qualche attenzione da parte del consiglio», un aspetto evidenziato con toni più forti dal resoconto della riunione pubblicato successivamente. Ora, Draghi potrebbe procedere a un “intervento verbale” più esplicito. Peraltro, a preoccupare la banca centrale è di solito la rapidità dei movimenti del cambio, più che il livello, che tra l’altro, anche appena al di sotto di 1,20 dollari, non “morde” ancora in misura significativa l’andamento delle esportazioni e quindi dell’attività.
Inflazione rivista al ribasso?
I primi effetti del rialzo dell’euro dovrebbero vedersi nelle nuove previsioni trimestrali degli economisti della Bce sull’inflazione, che dovrebbero essere ritoccate al ribasso, probabilmente di un decimo di punto. A giugno, indicavano l’1,5% nel 2017, l’1,3 nel 2018 e l’1,6 nel 2019. Ad agosto, l’inflazione dell’Eurozona è salita all’1,5%, mentre quella di fondo (esclusi i prezzi di petrolio e alimentari) è rimasta all’1,2%, dati tuttora lontani dall’obiettivo di stare «sotto, ma vicino al 2%».
Ragioni di cautela
Non mancano quindi le ragioni della cautela nel muoversi verso la riduzione dello stimolo monetario, anche se la ripresa procede bene (ed è in parte responsabile dell’apprezzamento del cambio) e le previsioni di crescita potrebbero essere leggermente alzate, almeno per quest’anno. Fino a dicembre, la Bce è impegnata ad acquistare titoli per 60 miliardi di euro al mese: i modi della riduzione graduale (il tapering del Qe) a partire da gennaio restano però da definire. E Draghi vorrà evitare che la comunicazione dell’avvio di questo processo provochi una restrizione delle condizioni finanziarie attraverso un rialzo dei tassi di mercato e un ulteriore apprezzamento del cambio. Quindi farà molta attenzione a sottolineare la gradualità e la flessibilità della riduzione dello stimolo. In questi mesi, la Bce ha sperimentato sulla propria pelle la difficoltà di comunicare la transizione a una nuova fase della politica monetaria, soprattutto dopo il discorso di Draghi a Sintra a fine giugno.
Despacito
«Despacito», lentamente, hanno scritto in una nota gli economisti di BofA Merrill Lynch, evocando il tormentone canoro dei mesi scorsi. Il rinvio dei dettagli a ottobre consente tra l’altro di dribblare la scadenza delle elezioni tedesche del 24 settembre prossimo, dove la Bce rischia di diventare un bersaglio, come si è visto nel dibattito dell’altra sera fra i piccoli partiti, l’eurofobo e xenofobo AfD in testa.
Per ora, i mercati sono orientati verso un tapering degli acquisti a 40 miliardi di euro mensili fino a giugno 2018 o senza l’indicazione di una data finale del Qe. Ma sono elementi che emergeranno solo dalla riunione successiva. E che possono essere controbilanciati da una correzione della forward guidance, le indicazioni prospettiche sulla politica monetaria, per sottolineare che lo stimolo, anche attraverso il reinvestimento dei titoli già acquistati con il Qe e in scadenza, non scompare da un giorno all’altro e che l’orizzonte di un rialzo dei tassi ufficiali è lontanissimo.
Quel che conta, indipendentemente dai tempi degli annunci, è il risultato finale, sostiene Marco Valli, di Unicredit: «Aspettiamoci che la Bce riduca lo stimolo il prossimo anno, ma in modo molto graduale e senza l’indicazione di una data conclusiva».

Alessandro Merli

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