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Draghi: «Più decisione nelle riforme Italia, Francia e Portogallo deludono»

In Francia, Italia e Portogallo, i tre Paesi in cui la Commissione europea ha rilevato squilibri eccessivi, occorre «un’azione risoluta» nelle riforme strutturali. Lo si legge nel rapporto annuale della Bce, secondo cui nel 2014 l’attuazione delle raccomandazioni specifiche date dalla Ue ai singoli Paesi, è stata «piuttosto deludente». È quanto sottolinea la Banca centrale europea nel rapporto annuale diffuso ieri. Grazie alle operazioni della Bce, «di ampiezza straordinaria in rapporto a qualunque parametro storico», «possiamo ora attenderci con fiducia che la ripresa moderata e disomogenea del 2014 si trasformi in un rafforzamento più robusto e sostenibile» ha scritto il presidente Bce Mario Draghi, ottimista sul ritorno dell’inflazione «senza indebiti ritardi» a livelli vicini al 2%, in linea con l’obiettivo della Bce. La scorsa settimana la Banca centrale europea ha acquistato 11,6 miliardi di euro di titoli sul mercato, portando la raccolta complessiva del cosiddetto «Quantitative easing» a 73,2 miliardi. 
Sul singolo caso italiano si è soffermata l’agenzia Moody’s, che ha definito «elevata» la forza economica del nostro Paese. «Potremmo considerare un aumento del rating sull’Italia se si registrasse un effettivo rafforzamento delle prospettive di crescita dell’economia indotto da un’implementazione effettuata con successo delle riforme», hanno scritto gli economisti di Moody’s.
Una sollecitazione al governo per l’attuazione della riforme strutturali è giunta ieri anche dalla Confindustria, ascoltata in Parlamento sul Documento di economia e finanza. «Le riforme, oltre a essere varate ed approvate, devono essere attuate» ha detto il direttore generale Marcella Panucci, lamentando ad esempio i ritardi nella messa in opera della riforma fiscale. Secondo l’associazione degli industriali la politica di bilancio impostata dal governo dovrebbe essere un po’ più aggressiva per aiutare la ripresa dell’economia, che dovrebbe puntare almeno al 2%.
Al governo gli industriali hanno chiesto di rendere strutturale la decontribuzione per un triennio dei nuovi assunti (vale solo per il 2015). E, sul sistema sanitario e previdenziale, sostengono che ai fini della sostenibilità non sia «più rinviabile una riflessione sull’universalismo del servizio». «Occorre puntare con decisione — dicono gli industriali — su forme di finanziamento integrativo».
Anche Rete Imprese Italia ha sollecitato il governo a varare politiche più robuste a sostegno della crescita, e lo stesso hanno fatto Cisl e Uil. Secondo la Cisl, in particolare, dovrebbe essere esteso il bonus di 80 euro ai pensionati e agli incapienti. Se intanto a questi ultimi andasse il tesoretto da 1,6 miliardi, Confindustria sarebbe d’accordo: «Gli incapienti potrebbero spendere quelle risorse e aumentare i consumi».

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