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Draghi: per ridurre il debito il Pil deve salire del 2% all’anno

di Dino Messina

TORINO— L’Italia sta uscendo dalla crisi globale «con i suoi problemi strutturali ancora da risolvere» . Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ne ha parlato ieri a Torino, proprio a partire dall’aspetto di maggiore vulnerabilità del Paese: il debito pubblico e l’imperativo europeo di farlo scendere per consolidare la stabilità finanziaria del Paese. «La riduzione del debito che ci chiedono— ha sottolineato ieri il governatore — non è drammatica se cresciamo intorno al 2%annuo» , la politica crea le condizioni per riuscirci e nel frattempo prosegue la traiettoria di riduzione del deficit. Ma l’attenzione di Draghi ieri non era concentrata solo sull’Italia. «È chiaro che forme di governo globale sono oggi indispensabili, ma è anche chiaro che esse richiedono il sacrificio di parti di sovranità nazionale» . Per Draghi, che ieri ha aperto con una lezione al Teatro Carignano di Torino, la cinque giorni di Biennale Democrazia, la manifestazione presieduta dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, non v’è dubbio che per rispondere a domande da un mondo globalizzato, occorrano risposte globali. «L’Unione europea— ha aggiunto il governatore — è un punto di riferimento nel mondo per come ha saputo sviluppare negli anni una forma originale di governo, fondata sugli Stati sovrani ma dotata di strutture sovranazionali volte alla soluzione di problemi comuni. Il suo assetto è in evoluzione. I successi si accompagnano con tensioni fra Stati e fra questi e le istituzioni comunitarie. Ma per noi italiani, per noi europei, l’Unione è la condizione essenziale per progredire ancora» . Secondo il governatore i timori che potrebbe suscitare «l’affermazione di un’opaca tecnocrazia globale» si stemperano con la «trasparenza» , con il semplice «render conto delle proprie azioni» . Responsabilità dunque è una delle parole chiave di questa seconda edizione di Biennale democrazia, che ha come titolo «Tutti. Molti. Pochi» . Il presidente della Repubblica, che inaugurò nel 2009 la prima edizione, ha voluto essere presente anche ieri con un messaggio, letto dal sindaco Sergio Chiamparino, in cui ha richiamato «le insidie che la concentrazione dei poteri comporta per la vita democratica» e «la grande attenzione posta dalla nostra Carta al bilanciamento dei poteri» . Della necessità di contrappesi e di regole si è occupato anche Mario Draghi. Il governatore ha cominciato con una nota di ottimismo («La grande recessione non si è tramutata in grande depressione» come avvenne negli anni Trenta) anche se una «risposta efficace coordinata a livello internazionale si realizza più facilmente in presenza di uno choc talmente grave che tutti sono disposti a rinunciare al proprio interesse» , mentre «tende a indebolirsi non appena il momento più acuto della crisi è superato» . Il problema dunque è come rendere permanente e efficace il sistema di controlli. Parlando delle «forme della cooperazione internazionale» , il governatore si è soffermato su tre esigenze. La prima è la necessità di «global governance» per rendere «coerenti le decisioni prese dai singoli Stati o aree monetarie» (vedi gli squilibri nei pagamenti tra grandi debitori come gli Stati Uniti e grandi creditori come la Cina). La seconda è la riforma della regolamentazione del sistema finanziario mondiale, «volta a prevenire e contenere il rischio sistemico» (in tal senso sono stati compiuti «passi significativi» con Basilea III, anche se c’è ancora da fare «nel trattamento regolamentare e nella vigilanza delle istituzioni finanziarie di importanza sistemica» ). La terza riguarda «la struttura di governo» dell’Unione europea. «La crisi — ha detto Draghi — ha amplificato debolezze ben note, in larga parte legate all’asimmetria esistente nella costruzione dell’Unione economica e monetaria tra la parte monetaria, in pratica completata, e quella economica, ancora incompleta» . In particolare Draghi ha evidenziato «un patto di stabilità e crescita carente sotto il profilo del controllo dei conti pubblici e inefficace sotto quello delle politiche per lo sviluppo» oltre a una «crescente integrazione finanziaria in assenza di regole e pratiche di vigilanza comuni» . Ma, a margine, il governatore si è detto «soddisfatto» per gli aumenti di capitale realizzati finora dalle banche italiane.

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