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Draghi: per l’euro 2012 migliore

di Alessandro Merli

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, si è dichiarato fiducioso che che «l'euro si troverà in una condizione migliore nel 2012», in quanto molti Governi stanno affrontando con «convinzione, determinazione e realismo» le due cause alla radice della crisi del debito sovrano nell'Eurozona: la mancanza di disciplina fiscale e di riforme strutturali.
Draghi, che l'altro giorno al Parlamento europeo aveva definito la situazione dell'area euro «molto grave», ieri, in una conferenza stampa ad Abu Dhabi, dopo un incontro con i banchieri centrali dei Paesi del Golfo, non si è smentito, anche se ha preferito puntare sul bicchiere mezzo pieno per quanto riguarda i progressi soprattutto sul fronte fiscale. L'analisi della Bce non cambia, ed è quella illustrata ieri anche dal bollettino mensile che ha ribadito le parole di Draghi dopo la riunione di consiglio della scorsa settimana: ci sono «timidi segnali di stabilizzazione dell'attività economica, a livelli bassi», ma, in un clima di grande incertezza, restano forti rischi al ribasso. Ieri Draghi è stato ancora più esplicito a questo proposito: «Le cose possono peggiorare». Il documento della Banca spiega che il rischio principale resta la crisi del debito sovrano e le ripercussioni che può avere sull'economia reale, in cui il ciclo si sta indebolendo, insieme a quello globale. La riprova si è avuta dalle previsioni della Banca mondiale e del Fondo monetario uscite nelle ultime ventiquattro ore: entrambe le istituzioni indicano per l'Eurozona una contrazione nel 2012 (-0,3% la World Bank, -0,5% l'Fmi). Draghi era stato il primo a parlare di «lieve recessione» per l'area euro a cavallo fra la fine dell'anno scorso e l'inizio di questo. Il bollettino della Bce ripete la previsione che la ripresa nel 2012 sarà molto graduale.
Draghi, tuttavia, che nei suoi primi interventi pubblici dopo aver assunto la presidenza della Bce all'inizio di novembre, ha spinto insistentemente i Governi europei ad agire, ieri ha voluto dare atto che qualcosa si sta muovendo sul fronte della disciplina di bilancio (l'insieme di regole da lui stesso battezzate "fiscal compact"), sulla quale, oltre alle azioni a livello nazionale, si attende un accordo, anticipato di due mesi, dal vertice europeo di fine mese, e anche sulle riforme strutturali per attenuare l'impatto della stretta fiscale sulla crescita. Diversi osservatori hanno notato i frequenti riferimenti negli interventi di Draghi, non del tutto consueti per un banchiere centrale europeo, a crescita e occupazione. Su quest'ultimo aspetto, il bollettino di ieri prevede che il 2012 segnerà un ulteriore peggioramento nell'Eurozona.
L'altro elemento positivo che il presidente della Bce ha voluto sottolineare sono i primi risultati del finanziamento a tre anni, fatto dallo stesso istituto di Francoforte alle banche e che, ha detto ieri Draghi, ha impedito una seria crisi per la raccolta. Alla prossima operazione a tre anni, fissata per il 28 febbraio, il capo della Bce prevede una partecipazione alta, anche se forse inferiore ai 489 miliardi di euro chiesti da circa 500 banche nell'asta prenatalizia. Draghi (che ha espresso la sua preferenza per la creazione di un'agenzia di rating europea) ha notato anche un forte calo dei rendimenti dei titoli di Stato in alcuni Paesi, che si sta ora estendendo alle scadenze più lunghe.

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