Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi passa l’esame di Berlino

La «dottrina Draghi» non farà cambiare idea a tutti, ma ha sostanzialmente convinto i parlamentari tedeschi. Almeno per il momento. C’è da dire che forse una parte del merito va attribuita anche a chi, come Angela Merkel, ha cercato nelle ultime settimane di gettare acqua sul fuoco delle polemiche scoppiate dopo la decisione della Bce di varare il piano di possibili acquisti dei titoli di Stato dei Paesi indebitati. E molti si sono allineati alla Cancelliera. «Queste azioni sono pienamente in linea con il nostro mandato», ha chiarito l’uomo che era stato accusato di essere un fabbricante di moneta falsa da alcuni eurocritici nella maggioranza di governo e il cui nome è stato scritto, ancora nei giorni scorsi, nella “lista dei cattivi” della Bundesbank. «Ritengo che questo colloquio abbia contribuito in modo fondamentale a rassicurare ognuno di noi sul fatto che le cose vengono affrontate con grande serietà», ha detto il presidente del Bundestag, Norbert Lammert, parlando alla stampa nella grande sala dominata dalla cupola del Reichstag. Tanti sorrisi, tante strette di mano.
Il presidente della Bce ha cercato di prevenire subito le domande più critiche dei parlamentari delle commissioni Finanze, Bilancio e Affari europei riuniti per ascoltarlo, elencando quattro punti centrali. Il piano anti-spread, come è stato chiamato, non porterà ad un «finanziamento mascherato» dei governi, non comprometterà l’indipendenza della Bce, non provocherà rischi eccessivi per i contribuenti dell’area della moneta unica perché gli interventi non avverranno a fronte di politiche di bilancio inadeguate, e, infine, non sarà fonte di inflazione. L’analisi, più in generale, è partita dalla convinzione che un crollo dell’euro «sarebbe lo scenario più costoso per la Germania». Nello stesso giorno dell’intervento di Draghi la Federal Reserve ha confermato il giudizio secondo cui l’espansione economica Usa è moderata, rallentata da una lenta crescita dell’occupazione, e ha deciso di lasciare i tassi a un range tra lo 0 e lo 0,25% fino a metà 2015, il minimo storico a cui erano stati portati nel dicembre 2008.
Missione compiuta, quindi? Draghi ha definito l’incontro «un elemento importante per costruire un rapporto di fiducia». Quando alla fine gli è stato chiesto se pensava di avere avuto ragione delle preoccupazioni tedesche, il presidente della Bce ha detto di non essere lui a poterlo giudicare. Ma altri lo hanno fatto. Il cristiano-democratico Norbert Barthle, per esempio, ha detto che ora «possiamo dire ai cittadini tedeschi che i loro timori su una ripresa dell’inflazione sono infondati». Oltre ai soliti super dissidenti, come il liberale Frank Schäffler, non è mancata naturalmente qualche voce critica, come quella del parlamentare Cdu Manfred Kolbe, secondo cui «poco è cambiato nelle diverse posizioni».
Kolbe si riferiva soprattutto ad un giudizio sulle riforme nei Paesi indebitati: «Non è vero che la maggior parte siano state già fatte, perché ad Atene non hanno nemmeno iniziato». In realtà il presidente della Bce è stato molto prudente sulla crisi greca parlando di «un esame che non è ancora terminato». Come, si potrebbe dire, quello a cui lui ha deciso di sottoporsi ieri. Draghi non ha infatti escluso di tornare al Bundestag. Quando gli hanno domandato se lo avrebbe fatto, si è limitato a sorridere.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nelle stesse ore in cui i contagi da coronavirus nel Regno Unito, in Spagna e la Francia crescono a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Superato lo scoglio di referendum ed elezioni regionali il governo prova a stringere sulla riprivati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In un contesto incertissimo per quanto riguarda le trattative tra Bruxelles e Londra su un futuro ac...

Oggi sulla stampa