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Draghi ottimista sull’Italia “Un punto in più di Pil dai maxiacquisti della Bce”

Nella sua prima audizione alla Camera da quando è presidente della Bce, Mario Draghi annuncia: il calo dei tassi e il mini- euro, conseguenze del suo quantitative easing, dovrebbero spingere la crescita italiana «di un punto percentuale entro il 2016». Ripresa «ciclica», però: servono le riforme strutturali per rafforzarla. Davanti ai parlamentari segnala anche che l’Italia, come altri partner, ha risanato i conti aumentando le tasse e tagliando gli investimenti pubblici mentre «la spesa corrente continua ad aumentare». Sembrerebbe una strigliata al governo, alla manovra di Padoan e infatti tutta la destra ci salta sopra. Più tardi però la stessa Bce corregge: l’aumento c’è stato fino al 2014. I numeri a cui il presidente si riferiva «erano vecchi e già noti». Nessuna relazione con «politiche attuali di gestione della spesa».

Alla Camera, Draghi incontra il presidente Laura Boldrini e si fa “interrogare” dai parlamentari, come già fatto a Madrid, Parigi e Berlino. Gli viene chiesto di tutto per circa due ore. Una parola chiara sulla crescita, per esempio, «le cui prospettive, in questo momento, sono più favorevoli degli ultimi anni». Una valutazione sulle riforme strutturali, sempre indispensabili, con la Bce che «crea un clima» che le favorisce mentre sono «difficili da attuare in una congiuntura negativa». In proposito Draghi ha «un parere esattamente opposto » rispetto a quanti temono che il quantitative easing possa essere un disincentivo alle riforme. Gli chiedono se la Bce potrà comprare in futuro pure i bond del piano Juncker e la risposta è: «Questo è certamente qualcosa a cui guardare». Gli domandano delle sorti dell’euro: chi pensa ad un addio ricordi lo spread a quota 500 dell’Italia del 2011 che «per inciso è quello precedente all’ingresso del paese nell’euro». C’è anche una domanda sul suo passato alla Goldman Sachs: «Quando andai via dalla direzione generale del Tesoro, anche se non c’erano regole all’epoca, sono stato vari mesi senza lavorare e a insegnare e solo dopo sono stato assunto da loro: non c’è nessuna situazione oscura».
Nell’analisi del presidente della Bce, ora che i bilanci delle grandi banche sono più puliti e più sani dopo gli stress test, dovrebbe essere più semplice la trasmissione all’economia reale delle risorse messe in campo dalla Bce. Per questa stessa ragione vede con favore la creazione di una bad bank e pure la razionalizzazione di alcuni segmenti del sistema, come per esempio le Popolari: in Italia – questa la conclusione- ci sono troppe banche con troppi manager e i costi di tutto ciò li sopportano i clienti.
Dall’osservatorio della Bce Draghi vede segnali che la ripresa, finora debole, acquisterà presto «forza e stabilità». Tra i principali motivi ci sono gli effetti positivi del crollo dei prezzi dei prodotto energetici, la politica monetaria espansiva decisa dalla stessa Bce e le riforme strutturali varate in diversi paesi dell’area che «cominciano a fare sentire i propri effetti»: vanno continuate. E’ anche certo che, grazie alle misure messe in campo dall’Eurotower, che peraltro continueranno almeno fino a settembre 2016 perché «non c’è scarsità di titoli», l’inflazione tornerà «in modo durevole » verso i valori-obiettivo, ovvero inferiore ma vicina al 2%. Ai parlamentari ricorda infine che in Italia la crescita potenziale si era «smorzata» già prima dell’avvento dell’euro ed oggi, secondo il Fmi, questo potenziale è vicino allo zero.
Una curiosità: nella classifica di Fortune sui più importanti leader mondiali Draghi è al secondo posto dopo Tim Cook di Apple e prima di Papa Francesco.
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