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Draghi ora potrà rimuovere i banchieri più imprudenti


di Stefania Tamburello

ROMA — Le regole ci sono già. La Banca d’Italia le ha messe nero su bianco come vuole una direttiva europea. I poteri per attuarle però dovrebbero arrivare oggi col decreto per lo Sviluppo. E sono poteri importanti perché la Banca d’Italia potrà mettere tetti ai superbonus dei manager bancari, o meglio in linguaggio tecnico, potrà «fissare limiti all’importo totale nella parte variabile delle remunerazioni» , quando «sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale» . Quando cioè è in gioco la solidità e la stabilità del gruppo creditizio. Ma non basta. L’Istituto di via Nazionale potrà «adottare provvedimenti restrittivi o limitativi concernenti i servizi, le attività, le operazioni e la struttura territoriale» . E soprattutto potrà «vietare la distribuzione di utili o di altri elementi del patrimonio, con riferimento a strumenti finanziari computabili nel patrimonio ai fini di vigilanza e vietare il pagamento di interessi» . Restrizioni alle politiche retributive potranno infine essere decise per le banche che ricevono eccezionali sostegni pubblici: non è per ora il caso delle banche italiane visto che i cosiddetti Tremonti Bond non rientrerebbero in questa fattispecie. Bankitalia insomma potrà intervenire per favorire il rafforzamento del capitale, spuntando ogni tentativo di dispersione di risorse. Fin qui le norme per il giro di vite su stipendi e bonus, che il governatore Mario Draghi ha voluto iniziare a regolamentare già da due anni in linea con le proposte fatte a livello internazionale dall’Fsb, il Financial stability board da lui presieduto. C’è anche un’altra importantissima norma nella bozza di decreto che potrebbe essere approvata oggi. E cioè quella che affida a Bankitalia il potere di rimuovere gli amministratori incapaci o scorretti o imprudenti. Quelli che non applicano la «sana e prudente gestione» nelle cose bancarie. Infine più in generale il provvedimento del governo aggiungerà alle competenze di Bankitalia e Consob in tema di governo societario e requisiti generali di organizzazione, anche quelle su «sistemi di remunerazione e incentivazione» . Ieri intanto l’istituto di via Nazionale è tornato a parlare della difficile ripresa, questa volta sotto il profilo dell’andamento del credito bancario. Che con il ritorno alla crescita, seppure modesta, è ripreso ma rivelando la persistente debolezza e fragilità delle imprese. Nel 2010, ha infatti sottolineato il vicedirettore della Banca d’Italia Giovanni Carosio nel corso di un’audizione in Parlamento, i prestiti delle banche alle imprese sono cresciuti dell’ 1%che è salito al 3,3%nei primi mesi del 2011 contro una contrazione del 3%registrata nel 2009. Le aziende però continuano ad avere difficoltà a ripagare i loro debiti con livelli di sofferenze e incagli che non migliorano. Occorre «irrobustire il mercato dei capitali» ha detto Carosio rivolgendosi anche alle banche che «devono essere aperte come tutte le società ad una pluralità di investitori senza immaginare che le Fondazioni possano essere nel lungo periodo le principali fonti di capitale» . Positivo è invece l’esame delle condizioni finanziarie delle famiglie, la cui ricchezza nel 2010 «ha raggiunto un valore pari a 3,4 volte il reddito disponibile, un ammontare di risorse elevato, che costituisce un importante fattore di stabilizzazione della nostra economia».

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