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Draghi: «Ora l’Unione di bilancio»

Il presidente della Banca centrale Europea, Mario Draghi, ha sollecitato ieri i Governi europei a portare a termine «l’incompiuta» unione monetaria, spingendo soprattutto su una maggiore integrazione finanziaria e sull’unione di bilancio, ventilando persino «meccanismi di sostegno» per il debito sovrano, visto che il rigore fiscale si è dimostrato finora insufficiente a mettere la politica di bilancio in condizione di stabilizzare le economie colpite dalla crisi.
Sullo sfondo, una situazione dell’Eurozona che, anche in base ai dati diffusi ieri, continua a esercitare pressione sulla Bce per ulteriori interventi. Il consiglio si riunirà la prossima settimana, avendo a disposizione il dato preliminare dell’inflazione di novembre, che sarà pubblicato oggi e vedrà probabilmente un calo a 0,3% dallo 0,4% di ottobre. In Germania, si è appreso ieri, l’inflazione è scesa inaspettatamente allo 0,5%, il livello più basso da oltre quattro anni e mezzo, mentre in Spagna i prezzi sono calati dello 0,5%. Il credito all’economia reale, intanto, secondo dati Bce, ha continuato a contrarsi a ottobre dell’1,1% (dall’1,2). Draghi ha parlato la scorsa settimana della necessità di agire «senza ritardi». Il suo vice, Vitor Constancio, ha sostenuto che la Bce valuterà di nuovo la situazione nel primo trimestre del 2015, dopo aver considerato l’effetto degli interventi già in corso di attuazione. Il che rende improbabile che il consiglio decida nuove misure, come l’acquisto di titoli pubblici, osteggiato da diversi membri, già nella riunione di giovedì, quando tra l’altro lo staff dell’Eurotower pubblicherà la revisione al ribasso delle previsioni di inflazione e di crescita.
Nel suo discorso di ieri all’università di Helsinki, facendo appello al «periodo di silenzio» che precede le riunioni di consiglio, Draghi ha evitato riferimenti diretti alla politica monetaria, ma ha insistito sui requisiti minimi per completare l’unione monetaria, in modo che tutti i suoi membri si trovino «in condizioni migliori aderendovi anziché restandosene fuori». L’euro, ha detto il presidente della Bce, deve essere irrevocabile «non perché sta scritto nei trattati, ma perché senza irrevocabilità non può esistere una moneta realmente unica».
Draghi ha ricordato che l’unione monetaria opera in un contesto in cui non ci sono trasferimenti di bilancio permanenti fra i Paesi, come avviene all’interno delle singole economie. Il primo aspetto sono le riforme strutturali: il banchiere centrale ha ribadito il suo appello, lanciato l’estate scorsa, a condividere la sovranità su questo punto, a passare cioè da un coordinamento a un processo decisionale comune. Se alcuni Paesi non fanno le riforme, non sono solo loro a sopportarne le conseguenze, ma può risultare dannoso per tutti i partecipanti all’unione monetaria, ha osservato.
Ma Draghi ha sottolineato anche la necessità di ripartire il rischio nel settore privato, quanto «meno vogliamo distribuirlo nel settore pubblico», un tabù soprattutto in Germania. La strada è quella di un sistema finanziario ben integrato. Draghi ha appoggiato l’idea di una «unione dei mercati dei capitali» lanciata dal nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
Il presidente della Bce ha sostenuto anche che le politiche nazionali di bilancio devono essere in grado di agire in modo anticiclico in caso di crisi, ma che il rigore adottato finora non basta. Un uso più efficace dei fondi Ue e un piano per gli investimenti come quello appena proposto dalla Commissione possono servire, ma, secondo Draghi, bisogna interrogarsi se strumenti come il Meccanismo europeo di stabilità (il cosiddetto fondo salva-Stati Esm) e in futuro il meccanismo di sostegno al Fondo di risoluzione unico per le banche siano sufficienti in caso di crisi. Ma un passo avanti, ammette, può avvenire solo «nell’ambito di un cammino risoluto verso una più stretta unione di bilancio», che prenda le mosse da una convergenza di politiche economiche e finanziarie.
Una visione in fondo non troppo lontana da quella del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, secondo cui sarà impossibile affrontare una nuova crisi dell’Eurozona con l’attuale governance, anche se non necessariamente le soluzioni proposte sono simili. Draghi ritiene che i dubbi sulla sostenibilità dell’euro si possano dissipare solo con il completamento dell’unione monetaria: unione bancaria e dei mercati dei capitali da un lato, economica e di bilancio dall’altro.
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