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Draghi Ora le forbici, il bazooka può attendere

La Banca centrale europea interverrà in giugno. È questo ciò che pensano gli operatori finanziari in modo unanime. Ma l’azione della Bce potrebbe essere più blanda delle aspettative. L’orientamento generale vede una sforbiciata ai tassi, ma niente di più. Nessun bazooka monetario in stile Federal Reserve. Quello, se arriverà, lo farà dopo l’estate. Il rischio maggiore è il perdurare dell’attuale scenario di bassa inflazione, crescita modesta e restrizione del credito. 
Negli ultimi giorni è stato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, a usare i toni più cauti. «Non c’è alcuna decisione già assunta per la riunione del prossimo 5 giugno», ha detto il banchiere centrale tedesco. Ma poche ore prima un tedesco, il capo economista della Bce Peter Praet, aveva parlato apertamente di un’intervento in programma. Ufficialmente per scongiurare il rischio deflazione, ufficiosamente per ripristinare l’accesso al credito nell’eurozona periferica, la Bce è pronta ad abbassare il costo del denaro.
Minimo storico
L’azione di Mario Draghi, secondo il consensus dei mercati, si snoderà su due versanti. Il primo riguarda un taglio al tasso d’interesse di riferimento. Il 90% degli operatori finanziari che hanno partecipato al consueto sondaggio di Reuters prima delle riunione della Bce ritiene che la sforbiciata sul tasso principale ci sarà e sarà di 15 punti base. Si arriverà quindi a un tasso dello 0,10%, il nuovo minimo storico.
Il secondo fronte è sul tasso per i depositi overnight. Anche in questo caso, la maggioranza del mercato si attende un taglio, questa volta di 10 punti base. E per la prima volta nella storia si arriverà in territorio negativo. Il tutto per incentivare le banche dell’eurozona a non parcheggiare la liquidità presso la Bce.
Un’opzione rischiosa, come ha fatto notare Nomura: «Le precedenti esperienze di tassi negativi sui depositi non hanno mai raggiunto l’obiettivo iniziale». Questo perché, in una situazione di frammentazione finanziaria, gli istituti di credito preferiscono tenere internamente la liquidità piuttosto che erogarla, anche in caso di negatività dei tassi sui depositi presso la banca centrale. Meno probabile, ma comunque in agenda, è una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation, o Ltro), dopo le due lanciate fra dicembre 2011 e febbraio 2012 per un controvalore di 1.089 miliardi.
Incognita inflazione
Resta in sospeso il lancio di un programma di acquisto di asset sul mercato secondario. Il Quantitative easing (Qe) in versione europea ha bisogno di nuovi dati e simulazioni prima di essere attivato. Molto dipenderà, spiegano fonti interne alla Bce, dalle previsioni sull’inflazione che saranno note il 5 giugno. Se ci sarà una revisione al ribasso rispetto a quella di marzo, che stimavano un tasso dell’1,7% a fine 2016, è possibile che il «quantitative easing» in stile europeo diventi realtà entro l’estate.
«Le nostre attese sono per l’avvio di un programma di acquisto di Asset-backed security (Abs, cioè bond garantiti da crediti, ndr ) e cartolarizzazioni in settembre», ha scritto in un report della scorsa settimana Société Générale. L’ammontare complessivo, spiega la banca, potrebbe essere intorno ai 500 miliardi, circa un terzo del valore di questo mercato nella zona euro. Come sottolinea SocGen, «si tratterebbe di un’azione significativa, anche a fronte dei 1.503 miliardi di cartolarizzazioni circolanti, capace di incentivare le emissioni nei Paesi con le situazioni creditizie più difficili, cioè Italia e Spagna». Per giugno, tuttavia, il Qe non è in agenda.
L’incognita principale delle nuove azioni della Bce è inerente all’impatto sull’economia reale. In particolare, è incerta la reale efficacia su un mercato in cui l’accesso al credito resta ostico, cioè quello italiano. I precedenti tagli avevano sortito effetti quasi marginali rispetto alle stime Bce. Colpa della rottura del meccanismo di trasmissione della politica monetaria dell’Eurotower. Secondo l’opinione di Natixis, le conseguenze positive di un semplice taglio ai tassi sono assai ridotte per i Paesi dell’eurozona meridionale. «Come non ci sono stati risvolti significativi finora, non ce ne saranno ora», dicono gli strategist di Natixis. Secondo la banca, solo una massiccia operazione di mercato aperto, ovvero il Qe, potrebbe riattivare i canali del credito nell’euro area.
Nel caso dell’Italia, con il Pil contratto dello 0,1% nel primo trimestre, gli effetti più rilevanti si potrebbero avere nel caso la Bce decidesse di intervenire sul mercato delle Abs. Quello italiano, con 51 miliardi, è il più ampio. Ed è ancora più grande, 179 miliardi, se si contano tutti i tipi di cartolarizzazioni. Tuttavia, per una scossa su questo settore, occorrerà attendere ancora.
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