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Draghi: oggi meno rischi dalla finanza

Il sistema finanziario pone oggi meno rischi all’economia reale, grazie alle riforme introdotte negli ultimi dieci anni, dopo lo scoppio della crisi globale nel 2007, ha sostenuto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in un intervento a Francoforte nel quale ha anche ricordato che molto resta ancora da fare. Il banchiere centrale ha sottolineato ancora una volta il problema dei crediti in sofferenza (Npl), sostenendo che la ripresa economica porterà a un loro riassorbimento solo parziale.
«Il livello degli Npl nei bilanci delle banche – ha detto Draghi – resta alto». Il capo della Bce ha ricordato che se la cifra lorda di mille miliardi di euro a fine 2016 è largamente coperta dagli accantonamenti e dalle garanzie, per un 82% in media, la situazione continua comunque a pesare sulla redditività delle banche. Gli Npl rappresentano il 4% dell’attivo totale delle banche dell’eurozona contro lo 0,4% negli Stati Uniti, ha osservato. Restano alcune debolezze strutturali che non potranno essere corrette dalla ripresa, che aiuterà a migliorare la qualità dell’attivo delle banche: Draghi ha ricordato la necessità di migliorare la gestione dei crediti, compresa la prudente misurazione e la valutazione delle garanzie. E ha ripetuto la ricetta della Bce per la creazione di bad bank nazionali per smaltire le sofferenze, sulla base di uno schema europeo.
Draghi ha avvertito inoltre che l’introduzione all’inizio del 2018 dei nuovi criteri contabili Ifrs9 costringerà le banche a riconoscere più rapidamente le perdite derivanti dagli Npl. Secondo uno studio dell’Eba questo potrebbe portare le banche a dover aumentare gli accantonamenti del 13% in media.
Nel suo discorso il presidente della Bce ha anche sostenuto, che, se molti progressi sono stati fatti nella regolamentazione e nel rafforzamento del sistema bancario, altre aree del sistema finanziario, dallo shadow banking alle assicurazioni, sono meritevoli di altrettanta attenzione.
A proposito delle iniziative ancora da adottare per riparare i danni della crisi, la Bce ha annunciato ieri che, dopo gli scandali e le accuse di manipolazione che negli anni scorsi hanno minato la credibilità di alcuni benchmark di mercato, intende introdurre prima del 2020 un tasso di interesse overnight per il mercato monetario. Questo dovrebbe affiancare o sostituire quelli attualmente elaborati dal settore privato come l’Eonia e l’Euribor. Su questi tassi di riferimento sono basati, secondo calcoli della Commissione europea, 180mila miliardi di euro di contratti, ma affrontano ora, oltre a un problema di credibilità, anche un calo delle banche partecipanti, il che ne riduce la rilevanza. Le banche che forniscono dati all’Eonia sono attualmente 28, mentre la Bce intende richiedere a 52 banche di fornire obbligatoriamente i dati per l’elaborazione del suo benchmark. L’intento è quello di ridurre i margini per la manipolazioni, utilizzando non più le quotazioni indicate dalle banche, ma i prezzi di transazioni effettivamente completate. Il problema di questa metodologia è che in alcuni comparti del mercato, dopo la crisi, l’attività è molto ridotta o inesistente. Per questo, un tentativo analogo da parte dello European Money Market Institute, che produce i benchmark attuali, è fallito. La Bce si è impegnata a comunicare agli operatori le caratteristiche del nuovo tasso overnight nel 2018 in modo da aprire a consultazioni e suggerimenti da parte dei partecipanti al mercato.
La Bce non perde comunque di vista il quadro economico, sulla base del quale nella prossima riunione di ottobre il consiglio, come ha anticipato lo stesso Draghi, prenderà le prime decisioni su come cominciare a rimuovere lo stimolo monetario. Il Bollettino economico pubblicato ieri conferma che l’inflazione, oggi all’1,5%, continuerà nei prossimi mesi ad allontanarsi dall’obiettivo di stare appena al di sotto il 2%, e potrebbe scendere sotto l’1. La decisione della Federal Reserve di cominciare la restrizione monetaria riducendo i titoli in bilancio dopo il Qe potrebbe facilitare le scelte della Bce.

Alessandro Merli

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