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Draghi: non aumentare le tasse

Tagliate le spese, non aumentate le tasse. Quale occasione migliore per ripeterlo? Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha suggellato così l’attribuzione della prima Tommaso Padoa-Schioppa Visiting Professorship dell’Università Bocconi, finanziata dalla Bce, ad Alberto Alesina. All’economista , cioè, che ha tentato di dimostrare, in diversi lavori di verifica empirica, come l’austerità realizzata con aumenti di tasse generi recessioni prolungate, quella attuata con tagli alle spese con recessioni brevi seguite da fasi di crescita.
La concretezza dei fatti, ha allora ripetuto Draghi ieri a Milano, all’apertura dell’anno accademico della Bocconi, indica che il consolidamento fiscale «deve essere centrato su riduzioni di spesa corrente e non aumenti di tasse». In ogni caso, deve essere un processo “forte”: «Credibile, irreversibile e strutturale».
La Bce insiste da tempo su questi temi. Sa che la sua azione ha poco spazio se i governi non intervengono con decisione sui nodi più difficili. La politica monetaria ha fatto molto, secondo Draghi. Ha ideato, dopo qualche tentativo per prova ed errore, gli Omt, acquisti di titoli di Stato «senza limiti prestabiliti ma non incontrollati», per bloccare sul nascere possibili «scenari catastrofici». Tutto nei limiti del mandato Bce e con un occhio attento alle aspettative di inflazione che, ha detto, non sono cambiate. Anche perché «per ogni euro immesso, vi sarà un euro ritirato»: gli interventi saranno sterilizzati.
Tutto questo non ha permesso però di dimenticare, ha aggiunto Draghi, «l’origine dei problemi del mercato del debito sovrano in Europa»: le politiche dei governi. Il nuovo strumento – che non a caso non è stato ancora attivato – prevede così condizioni ben precise. «Spetta ai governi – ha del resto detto Draghi in apertura del discorso – lo sforzo maggiore nella riconquista della credibilità». La Bce non può far tutto, anche perché la politica monetaria resta frammentata: in alcuni paesi funziona, in altri non riesce ad abbassare i tassi bancari. Con la sua azione «si è guadagnato tempo prezioso ma non infinito».
Il principio è semplice. «La Bce non può sostituirsi all’azione dei governi nazionali né sotto il profilo dell’efficacia della politica economica né sotto quello della legittimità democratica. In ultima analisi spetta ai governi il compito di dissolvere definitivamente le incertezze». Agendo «con calmo pragmatismo».
Non si parla più soltanto di rigore. Occorre anche altro: «La crisi – ha detto Draghi – ha messo in luce la necessità di portare a compimento l’Unione economica e monetaria» attraverso l’unione bancaria «con un’unica autorità di vigilanza», l’unione fiscale «in grado di prevenire e correggere bilanci non sostenibili», un’unione economica «in grado di garantire una competitività atta a favorire un’occupazione elevata» e un’unione politica «in grado di coinvolgere profondamente i cittadini dell’area dell’euro».
Draghi ha disegnato così un percorso impegnativo. «Lungo il cammino – ha detto – dobbiamo farci guidare dal principio secondo cui nessun paese è legittimato a condurre politiche che danneggino altri membri». Non ci sono, in questo processo, vincitori e perdenti: «Senza la condivisione della sovranità nazionale a livello europeo la stessa sovranità dei singoli stati è in pericolo».
È un discorso che va al di là dell’economia e della finanza ha detto Draghi, che ha citato non un economista ma un sociologo, persino “alla moda”: quel Zygmunt Bauman secondo cui «ogni singolo paese è molto più a rischio di perdere la sua identità specifica se si espone senza protezione, cioè senza questo scudo europeo, alle forze globali che sono violentemente e spudoratamente sovranazionali e ignorano i temi e le specificità locali».
La conclusione, però, tocca a Tommaso Padoa Schioppa, primo componente italiano del board della Bce, che – giocando sull’Emu (Economic monetary union) e sull’emu (uccello australiano simile allo struzzo) – scherzava: «Nessuno dei due può andare a ritroso». L’Europa, aveva del resto detto poco prima Draghi, «uscirà rinvigorita» dalla crisi.

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