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Draghi: meno rischi nell’Eurozona

Non cambia la politica monetaria della Banca centrale europea, ma un cambio di tono nelle parole del suo presidente Mario Draghi, più ottimista sulle prospettive dell’eurozona, fa pensare che il consiglio abbia per lo meno avviato la discussione su come uscire dalla straordinaria azione di stimolo degli ultimi due anni.
L’inflazione di febbraio al 2% nell’eurozona (al 2,2% in Germania) e i segnali positivi dall’economia hanno intensificato le pressioni, soprattutto da parte tedesca, perché la politica monetaria si avvii all’uscita dallo stimolo, ripetute anche ieri mattina dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che sembra aver sviluppato un’abitudine a intervenire nelle ore immediatamente precedenti la riunione della Bce.
Draghi ha sostenuto che è presto per dichiarare vittoria sull’inflazione, dato che potrà mantenersi «per qualche mese vicino al 2%», ma più che altro per i movimenti del prezzo dell’energia, mentre l’inflazione depurata di questo elemento resta bassa (ferma allo 0,9% a febbraio) e salirà solo gradualmente. E il banchiere centrale italiano ha sottolineato che la variabile chiave a questo proposito sono i salari, che finora non danno grandi segni di ripresa. Sia la Bce sia la Bundesbank ritengono che il rialzo dell’inflazione possa rientrare verso fine anno. Per ora, la banca centrale intende continuare a «guardare al di là» dei singoli dati. La Bce ha rivisto le sue previsioni d’inflazione per il 2017 all’1,7% (dall’1,3% del dicembre scorso), ma le ha lasciate invariate all’1,7%, quindi non ancora «vicino al 2%», per il 2019, l’orizzonte più rilevante per la politica monetaria.
Le previsioni di crescita sono state ritoccata al rialzo di un solo punto decimale per quest’anno e il prossimo, anche se Draghi ha sottolineato l’andamento positivo dei sondaggi fra le imprese all’inizio del 2017. L’aggiunta di oltre 4 milioni di posti di lavoro nell’eurozona, ha sostenuto, contraddice anche le critiche di chi sosteneva che il Qe avrebbe aumentato le disuguaglianze.
Se, nella dichiarazione introduttiva, tutti gli elementi della politica monetaria sono rimasti invariati (sia i tassi d’interesse, sia la prosecuzione degli acquisti di titoli, il Qe, fino a dicembre, per 60 miliardi di euro mensili a partire dal mese prossimo), salvo notare che i rischi restano al ribasso ma sono «meno pronunciati», in seguito, rispondendo alle domande dei giornalisti, Draghi si è dilungato nell’elencare i successi dell’azione della Bce, affermando che il rischio di deflazione è sconfitto. Ma soprattutto ha rilevato che il consiglio non parla più di uso di «tutti gli strumenti disponibili» e che ulteriori azioni di stimolo (compresi nuovi tagli dei tassi, che restano previsti) possono non essere necessarie dato che gli scenari peggiori sono oggi meno probabili. «Non c’è più quel senso di urgenza» per nuove misure, ha affermato, e ha in qualche modo delimitato anche le preoccupazioni nei mercati sollevate dalla politica, con le elezioni in arrivo in diversi Paesi europei e la presenza di partiti anti-euro in ciascuno di essi. E ha dichiarato di seguire le tensioni («non così gravi») «con attenzione, ma senza ansia» e ha ricordato che, secondo i recenti sondaggi di Eurobarometro oltre il 70% dei cittadini interpellati si dichiara a favore dell’euro, che, ha ribadito, «è irrevocabile».
Questo mese si svolgerà anche l’ultima delle operazioni di liquidità quadriennale per le banche, le cosiddette Tltro2, a condizioni straordinariamente vantaggiose e Draghi ha notato che nessuno in consiglio ha chiesto che venissero rinnovate, anche se resta la possibilità di reintrodurle in futuro.
Il presidente della Bce è insomma rimasto in una posizione di attesa, ma ha lanciato qualche segnale ai falchi del suo consiglio, anche se per un cambiamento più deciso di tono bisognerà probabilmente aspettare giugno, se le tendenze in atto dovessero confermarsi, mentre un’indicazione più definita di come l’istituto di Francoforte intenda procedere con il Qe dopo la scadenza di dicembre non arriverà probabilmente prima di settembre. Per ora, Draghi ha ripetuto anche che un rialzo dei tassi è previsto solo «ben dopo» la fine del programma di acquisti di titoli.

Alessandro Merli

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