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Draghi: ma serve un accordo forte, garantisca crescita e giustizia sociale

Come tutte le altre istituzioni creditrici della Grecia, la Banca centrale europea vuole che il Paese rimanga nell’euro — dice Mario Draghi. Bisogna dunque arrivare a un programma condiviso. Ma deve trattarsi di «un accordo forte — aggiunge —. E ciò significa che sia capace di garantire crescita, giustizia sociale ma anche sostenibilità di bilancio e stabilità finanziaria». Forte «nel disegno e nella realizzazione». Di questo si sta discutendo e si discuterà nelle prossime ore tra Atene e Ue, Bce, Fondo monetario internazionale: restano differenze da appianare e Draghi non ha voluto dire altro sulle trattative. 
Lunedì sera, il presidente della Bce aveva partecipato alla riunione convocata all’improvviso a Berlino da Angela Merkel, assieme al presidente francese François Hollande, al numero uno della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e alla managing director del Fmi Christine Lagarde.
Un incontro che ha rappresentato una svolta nel quadro del negoziato in corso: l’ingresso in campo dei leader politici segna l’inizio della fase finale, quella che dovrà condurre o meno all’accettazione di un programma di riforme e di messa sotto controllo dei conti pubblici da parte del governo di Alexis Tsipras in cambio di aiuti finanziari. Proprio per la delicatezza del passaggio negoziale e per le sensibilità politiche in gioco, i protagonisti non rivelano i contenuti delle loro decisioni. Draghi — durante la conferenza stampa mensile successiva al consiglio dei governatori della Bce — non ha dunque fatto previsioni su come terminerà la trattativa.
Ha però fatto cenno — in risposta alle domande — sia al caso positivo sia al caso negativo. «Se ci sarà un accordo forte, ogni altra cosa seguirà: e seguirà facilmente». Non è scritto nella pietra che l’economia ellenica non sia recuperabile. «Certamente l’economia greca può sopravvivere (è viable , ha detto in inglese, ndr ), ma deve avere il giusto insieme di politiche». Nell’ipotesi che invece Atene non onori una o più rate con un creditore (in giugno ne scadono quattro con il Fmi), il consiglio della Bce dovrà valutare come comportarsi con la liquidità di emergenza che fornisce alla banca centrale ellenica e che è una delle poche fonti di finanziamento alla Grecia in questo momento. «Noi valutiamo come gli sviluppi sui mercati modificano i nostri collaterali (cioè i titoli di Stato greci che la Bce riceve in cambio di liquidità, ndr): se le cose cambiano, dobbiamo rivalutare le decisioni precedenti. Seguiamo le regole». Draghi ha anche detto che nell’eurozona la ripresa «si amplia» ma non ha aggiunto, a differenza di un mese fa, che «si rafforza»: soprattutto perché la domanda dei mercati non europei è timida. E ha segnalato chiaramente che la discussione su come chiudere il Quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli sui mercati per 60 miliardi al mese, è di là da venire: la Bce continuerà a immettere denaro nell’economia anche se l’inflazione dà segni di ripresa.
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