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Draghi: l’Italia migliora, export in ripresa

Il presidente della Bce, Mario Draghi, si aspetta che «la debolezza dell’economia si estenda nel 2013 con un miglioramento molto graduale nella seconda parte dell’anno». Intervenendo nell’Europarlamento di Bruxelles, ha esortato i governi a continuare con il risanamento finanziario, indicando gli aumenti dell’export in Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Ha poi sostenuto la proposta tedesca sull’introduzione di «contratti» di Bruxelles con i Paesi membri per eliminare gli squilibri macroeconomici. Draghi ha ammesso i duri sacrifici per i cittadini a causa delle misure di austerità, che in molti Stati hanno «effetti recessivi nel breve periodo» soprattutto se si «aumentano le tasse» più che «tagliare la spesa». Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino, confermando di scambiare «consigli amichevoli» con i premier di Italia e Spagna se vengono richiesti, ha sostenuto che «alzare ora le tasse sarebbe sbagliato», mentre considera «prioritario» stimolare la crescita e l’occupazione. Toni distensivi che hanno calmato anche le Borse, ieri più attente ai movimenti in corso dall’altra parte dell’Oceano e al tentativo di stringere sull’accordo tra Democratici e Repubblicani che scongiuri il «fiscal cliff». Milano, miglior listino d’Europa, è salito dello 0,6% mentre Wall Street ha chiuso in rialzo dello 0,78%.
Draghi ha considerato la fine del 2012 «positiva» per le decisioni dei governi e delle istituzioni comunitarie verso l’Unione economica e monetaria: in particolare l’accordo dell’Ecofin sul Meccanismo di supervisione bancaria unica. Per il 2013 indica due priorità. «La prima è il potenziamento del funzionamento dell’Unione economica» per evitare il ripetersi degli squilibri nell’eurozona che «hanno destabilizzato» l’economia dell’area. «E’ incoraggiante constatare i miglioramenti — ha detto Draghi —. L’export è aumentato del 27% in Spagna dal 2009, del 14% in Irlanda, 22% in Portogallo e 21% in Italia. Le riforme economiche producono frutti, anche se, nel breve termine, i costi per singoli cittadini possono essere considerevoli». Per questo definisce una «strada promettente» la proposta tedesca dei «contratti» tra Bruxelles e gli Stati membri, che «idealmente dovrebbero concentrarsi sui Paesi con i maggiori problemi di competitività».
La seconda priorità di Draghi è il completamento della «unione finanziaria con l’introduzione del meccanismo unico di risoluzione». In questo modo diventerebbe possibile «una chiusura ordinata» delle banche insolventi «mantenendo la stabilità finanziaria» e, soprattutto, lasciando i costi a carico degli stessi istituti di credito. Inoltre con il meccanismo di risoluzione, la supervisione centralizzata e la futura possibilità per il fondo salva Stati di ricapitalizzare direttamente le banche, verrebbe ripristinata la fiducia nel sistema bancario e interrotto «il circolo vizioso tra debito sovrano e banche», che ha indebolito l’eurozona.
Il presidente della Bce ha garantito la netta separazione tra la politica monetaria e la vigilanza nella sua istituzione, che controllerà le banche più grandi (circa 150), ma anche quelle delle altre seimila per cui risultasse necessario. Draghi ha risposto sulla scarsità di credito per le imprese e per le famiglie spiegando che i «quasi mille miliardi» di prestiti a bassissimo costo dell’Eurotower sono stati usati dalle banche «principalmente per ripagare i loro titoli di credito in scadenza», in modo da evitare una «crisi di liquidità», e per acquistare titoli di Stato con tassi alti per ottenere un guadagno sicuro.

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