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Draghi: l’Italia deve salvarsi da sola

di Rossella Bocciarelli

La salvezza dell'Italia dipende dagli italiani e sarebbe una «tragica illusione» pensare che i nostri problemi possano essere risolti da altri. Batte sul tasto del ciampiano "sta in noi" il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel suo intervento introduttivo al convegno internazionale di Palazzo Koch per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. In prima fila ad ascoltarlo c'è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Draghi esordisce con un caloroso ringraziamento: «La Sua presenza ci onora e ci conforta nella scelta: un esame della nostra storia è oggi essenziale per affrontare il momento critico che il paese attraversa».

Poi, spiega: «È importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell'economia italiana possono venire solo dagli italiani». C'è infatti una «tentazione atavica», dice il Governatore ricordando Manzoni e la sua lirica "Marzo 1821", che è quella di «attendere che un esercito d'oltralpe risolva i nostri problemi. Come in altri momenti della nostra storia – aggiunge – oggi non è così. È importante che tutti i cittadini ne siano consapevoli. Sarebbe una tragica illusione pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori». Trovare una soluzione tocca a noi per due ragioni, afferma ancora Draghi: «La prima è che il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita non sono un'imposizione esterna, sono problemi che vanno risolti soprattutto a beneficio dell'Italia. È un dovere verso i giovani prima che verso noi stessi».

«La seconda ragione – ha aggiunto il futuro presidente della Bce – è che la cooperazione europea, mai come oggi indispensabile, si basa giustamente sull'assunto che ciascun membro faccia la propria parte». Solo i Paesi che si assumono le proprie responsabilità, quelle dell'Italia sono oggi particolarmente rilevanti, e che mantengono con rigore gli impegni presi sono partner credibili, a maggior ragione – ha concluso – nella fase di ulteriore integrazione che si prospetta per l'Unione europea.

Intanto, però, è necessario intervenire in fretta. «Occorre agire con rapidità. È già stato perso troppo tempo», sostiene. «Aumenti dei tassi d'interesse della dimensione di quelli verificatisi negli ultimi tre mesi- torna a spiegare Draghi– se protratti, avrebbero l'effetto di vanificare in non piccola parte le misure approvate con i decreti legge convertiti in settembre, con un ulteriore possibile effetto negativo sul costo del debito, in una spirale che potrebbe risultare ingovernabile».

Per questo motivo aggiunge il governatore occorre che i decreti attuativi previsti dalla manovra siano promulgati senza indugio, in particolar modo quelli che comportano una riduzione permanente della spesa corrente. «Quanto alla crescita – precisa il numero uno di Bankitalia – l'urgenza deriva non solo dagli effetti positivi che ne scaturirebbero dalla finanza pubblica, ma soprattutto dal dovere non più eludibile che abbiamo nei confronti dei giovani. Senza di loro non si cresce, ripete Draghi». Insomma, la priorità resta quella di imprimere un forte impulso alla crescita e ridurre drasticamente il debito pubblico. Infatti, riconosce il Governatore, «gli interventi realizzati nella scorsa estate avviano la finanza pubblica lungo un sentiero di maggiore sostenibilità». Ma questo non è sufficiente: «Senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio». Draghi enumera gli interventi fondamentali ai fini dello sviluppo: «La giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nei servizi e nelle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale». Draghi riconsidera il passato, il secolo e mezzo trascorso dall'unità per spronare tutti a fare la propria parte. «L'Italia», dice, «deve oggi saper ritrovare quella condivisione di valori comuni che, messi in sordina gli interessi di fazione, è stata essenziale per mobilitare le energie capaci di realizzare, in anni non lontani, una rigogliosa crescita economica e di offrire credibili speranze alle nuove generazioni».

Il governatore indica i momenti clou della nostra storia, nei quali ha prevalso uno spirito fondamentale di concordia su faziosità e pulsioni distruttive: «Ricordiamo il Risorgimento dei nostri bisnonni nell'Ottocento e l'unità d'intenti che nel dopoguerra ci consentì di assicurare il progresso del Paese, con la Costituzione repubblicana, con la promulgazione delle leggi volte a garantire i fondamentali diritti sociali e civili dei cittadini, con la sconfitta del terrorismo. In quei momenti cruciali – conclude – si manifestò la concordia di fondo del Paese, al di là del necessario e duro confronto politico».

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