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Draghi: l’Italia deve portare a termine le riforme avviate

di Alessandro Merli

L'Italia deve «portare a pieno compimento» le riforme avviate negli ultimi mesi. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, plaude alle misure adottate dal Governo Monti, ma ne chiede, in quello che suona come un monito alle forze politiche e sociali, la completa attuazione, «decisiva per uscire dalla stagnazione e sventare i rischi di una deriva pericolosa». Secondo il banchiere centrale, «la forte accelerazione delle riforme compiuta negli ultimi mesi grazie alla nascita di una nuova comunità di intenti ha già avviato il rafforzamento della fiducia nel nostro Paese».
Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, che, parlando a Berlino, ha criticato l'eccessivo pessimismo del Fondo monetario, che prevede per l'economia italiana una contrazione del 2,2% nel 2012 e dello 0,6% nel 2013. «L'Fmi – sostiene Saccomanni – ipotizza un effetto recessivo della manovra del Governo molto più pronunciato di quello stimato recentemente dalla Banca d'Italia. Non tiene conto infatti dell'impatto positivo che le misure possono avere sui tassi d'interesse, ricreando la fiducia, impatto positivo che si sta già verificando». Il direttore generale della Banca d'Italia avrà oggi a Berlino una serie di incontri riservati alla cancelleria tedesca e al ministero delle Finanze, in cui illustrerà la situazione italiana e le recenti misure di bilancio e di liberalizzazione del l'economia.
Anche Draghi ha insistito che è essenziale la fiducia dei partner nell'Italia e che essa «dipende in misura determinante dai nostri comportamenti». L'ex governatore della Banca d'Italia ha inviato un messaggio al Quirinale in occasione del premio speciale Leonardo 2011 che gli è stato conferito come "ambasciatore del Made in Italy". La motivazione del premio afferma che il banchiere centrale ha contribuito «a ridare lustro europeo all'immagine dell'Italia». Lo stesso Draghi ha detto di sperare che in futuro lo stesso premio possa essere idealmente assegnato all'Italia, grazie al buon esito dell'impegno profuso oggi nelle riforme.
La crisi del debito sovrano in Europa, ha sostenuto il numero uno dell'Eurotower, «ha messo a nudo molte debolezze a lungo neglette, quasi fossero di secondaria importanza, innanzi tutto l'inadeguatezza della governance europea». Per superarla, gli Stati membri dell'Eurozona devono operare «con urgenza» e saper guardare al di là degli interessi di breve termine.
Draghi ha puntato l'indice però anche sulla «insufficienza delle politiche attuate negli scorsi anni in Italia per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici e per risolvere i nodi strutturali che strozzano la crescita della nostra economia», insufficienza che, ha detto, è stata «crudamente svelata dalla crisi».
Saccomanni ha ricordato che la Banca d'Italia ha di recente prospettato due scenari per l'economia italiana, uno in cui i rendimenti dei titoli di Stato restino ai livelli elevatissimi di dicembre, un altro in cui lo spread scenda verso i 300 punti base. «Siamo a metà strada – ha osservato a margine di una conferenza all'ambasciata per presentare gli studi storici realizzati dall'istituto di via Nazionale sull'economia italiana in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia – su quel percorso. L'Fmi sembra prendere in considerazione un solo scenario, molto peggiore di quello peggiore di Banca d'Italia». Saccomanni ha ricordato peraltro che il rapporto del Fondo spende molti giudizi positivi sulle misure di risanamento fiscale e sulla riforma delle pensioni e che riconosce che l'Italia arriverà nel 2013 al pareggio, una volta depurati i conti dall'effetto del ciclo economico. «Noi siamo convinti invece che si arriverà al pareggio effettivo – ha detto – se si realizzerà lo scenario positivo sui tassi, che non è fantasia. Le dinamiche di mercato sono a volte imperscrutabili, ma stiamo già vedendo qualche progresso. Del resto, un anno fa lo spread era sotto i 200 punti base e le finanze pubbliche erano messe molto peggio di oggi. La percezione del rischio è eccessiva, così come in Germania i tassi sono ingiustificatamente bassi, in quanto attrae capitali per una paura irrazionale sugli altri Paesi. Il differenziale dei tassi è un problema sistemico che tocca all'Europa risolvere».

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