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Draghi: l’Eurozona resta fragile

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, continua a gettare acqua sul fuoco sulle prospettive della ripresa economica dell’Eurozona e insiste che la promessa della Bce di mantenere i tassi agli attuali livelli, o ancora più bassi, molto a lungo, resta valida. Non abbiamo esaurito le opzioni per tenere bassi i tassi d’interesse, ha aggiunto Draghi in un intervento a Riga per celebrare il prossimo ingresso nell’Unione monetaria della Lettonia, che il 1° gennaio sarà diciottesimo Paese ad adottare l’euro.
Intanto, l’Eurotower continua nel lavoro di preperazione per assumere la guida della vigilanza unica della banche dell’area dell’euro e sarà pronta, ha detto Draghi, alla data fissata per l’entrata in vigore del nuovo regime, un anno dopo l’approvazione della normativa, cioè nell’ottobre del 2014.
«I segnali di ripresa sono ancora molto, molto acerbi – ha dichiarato Draghi – non ho manifestato alcun entusiasmo per il miglioramento dei dati sull’economia dell’area dell’euro. Si tratta per ora, solo di indicazioni dei sondaggi, non di dati reali». A conferma delle parole del presidente della Bce, la produzione industriale relativa al mese di luglio ha accusato un calo dell’1,5%, la caduta più brusca dal settembre dell’anno scorso. Il dato fa pensare a un avvio lento del terzo trimestre, che potrebbe quindi non ripetere la crescita del secondo, e contraddice le indicazioni provenienti dall’indice Pmi delle aspettative dei responsabili degli acquisti delle imprese. Anche in Italia, la produzione è calata dell’1,1%, peggio delle attese.
La Bce è preoccupata del fatto che il rialzo dei tassi di mercato possa contribuire a soffocare anche quel poco di ripresa che si sta manifestando dopo che nel secondo trimestre dell’anno per la prima volta l’economia ha ripreso a espandersi dopo sei trimestri consecutivi di contrazione. La settimana scorsa gli economisti dell’Eurotower hanno rivisto leggermente al rialzo le previsioni sul 2013, da -0,6 a -0,4%, mentre nel 2014 l’economia tornerà a crescere, anche se solo dell’1%.
Draghi ha insistito ieri che l’aumento dei tassi a breve (in parte prodotto dalle attese di una graduale uscita dallo stimolo monetario da parte della Federal Reserve americana) «non è giustificato». E ha sollecitato a guardare alle previsioni della banca sull’inflazione, che sono ben al di sotto del 2% sia quest’anno che il prossimo. «Questo è il riferimento più importante», ha detto, per ribadire che quest’evoluzione dell’inflazione giustifica le indicazioni prospettiche (forward guidance) sui tassi fornite dalla Bce negli ultimi due mesi.
Draghi ha respinto l’interpretazione secondo cui l’annuncio della forward guidance (che ha modificato la politica della Bce, di non impegnarsi mai in anticipo sui tassi) è stato inefficace nell’indirizzare i mercati, dato che la tendenza dei tassi è rimasta al rialzo. Secondo il presidente della Bce, ha ottenuto il risultato di ridurre la volatilità e ha avuto un «moderato successo» nel contenere il livello dei tassi a breve. Una lettura che non convince tutti gli osservatori di mercato.
Il bollettino mensile della Bce, diffuso ieri, ricorda anche, come precisato da Draghi la settimana scorsa, che l’Eurotower seguirà con attenzione gli sviluppi sulla liquidità del sistemo bancaria. Il governatore della Banca di Estonia, Ardo Hansson, ha dichiarato alla Reuters che il consiglio della Bce ha discusso la possibilità di un’altra Ltro, operazione di finanziamento a lungo termine delle banche, ma ha ritenuto che per ora non ce ne fosse bisogno.
La Bce ha diffuso anche una nota per salutare con favore il voto del Parlamento europeo sulle norme per la creazione del meccanismo unico di vigilanza. La vigilanza unica è «una tappa importante verso il ripristino della fiducia nel sistema bancario europeo». Si tratta, ha detto Draghi, di «un passo avanti verso la realizzazione dell’unione bancaria, che costituisce un elemento centrale di un’autentica unione economica e monetaria». Il voto arriva dopo un lungo negoziato fra il Parlamento stesso e la Bce, sulla quantità di informazioni che quest’ultima, come supervisore delle banche, dovrà rendere note.

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