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Draghi: “L’Europa esposta a shock E sul lavoro rischio lost generation”

Mario Draghi lancia un nuovo allarme sulle nubi che si addensano all’orizzonte della ripresa. E, pur ribadendo l’intenzione ad usare ogni mezzo per scongiurare una deflazione, punta il dito sull’Europa politica, che deve proseguire il suo percorso di integrazione per non mettere a rischio la tenuta dell’euro. Nell’editoriale di presentazione del rapporto annuale della Bce, Draghi avverte che «le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza. Dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche. Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock». E dinanzi ad un andamento dei prezzi che continua ad essere debolissimo e incognite come la Brexit o il rallentamento degli emergenti che incupiscono le prospettive, il presidente della Bce ha nuovamente tentato di formulare un impegno forte: «La Bce non si arrende di fronte all’inflazione eccessivamente bassa ». E dalle minute dell’ultima riunione di marzo diffuse ieri emerge che nonostante alcune divisioni nel Consiglio direttivo, i guardiani dell’euro «non hanno escluso che in futuro si possano operare ulteriori tagli ai tassi di interesse».
Il presidente della Bce è tornato anche ad avvertire che se non si affronta il drammatico problema della disoccupazione giovanile in Europa, che colpisce oltretutto “la generazione più istruita di sempre”, si rischia una “generazione perduta”, una lost generation. Bisogna agire “rapidamente” per evitare uno scenario del genere. L’italiano non ha mancato anche di mandare un monito a Paesi come il nostro, impegnato in un braccio di ferro con la Commissione europea per ottenere eccezioni sul disavanzo: «bisogna evitare che le regole di bilancio vengano tirate al punto tale da far loro perdere credibilità». Un richiamo arrivato da Lisbona, dove ha partecipato alla cerimonia del Consiglio di Stato, che riguardava quei «molti Paesi dell’area euro dove gli attuali margini di bilancio per sostenere la crescita sono limitati». Mentre nel rapporto annuale, la Bce avverte che gli aggiustamenti dei bilanci vanno fatti senza pregiudicare la crescita. Infine, come ha ricordato ieri anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, «la recessione italiana sarebbe finita solo nel 2017, e l’inflazione sarebbe rimasta negativa per l’intero periodo di tre anni» senza gli interventi della Bce decisi tra le fine del 2014 e l’inizio del 2015. E anche Draghi ha rivendicato il ruolo positivo svolto dalla Bce nello scongiurare un precipitare dei prezzi sotto lo zero, nel 2015. Senza le misure straordinarie di politica monetaria, ha sottolineato, l’inflazione sarebbe stata “negativa” nel 2015 e più bassa “di mezzo punto” quest’anno e l’anno prossimo. Il numero uno della Banca centrale europea ha anche quantificato il beneficio delle mosse decise l’anno scorso: rafforzeranno il Pil dell’eurozona di un punto e mezzo, ha precisato, tra il 2015 e il 2018.

Tonia Mastrobuoni

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