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Draghi: l’euro forte vigilato speciale

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha evitato di dichiarare che l’euro è troppo forte, ma è bastata la sua osservazione secondo cui l’apprezzamento della moneta unica può spingere al ribasso l’inflazione, per far scendere il cambio ai livelli più bassi delle ultime due settimane.
Draghi, dopo che la Bce ha mantenuto il principale tasso d’interesse invariato allo 0,75% con decisione unanime, ha ricordato in conferenza stampa che il rialzo dell’euro è un segnale del ritorno della fiducia nella moneta unica e che il cambio resta vicino alla media di lungo periodo e non è un obiettivo della banca centrale. La Bce però rivedrà il mese prossimo le sue previsioni sulla crescita (che dovrebbe riprendere “gradualmente” nella seconda metà dell’anno, ma con rischi al ribasso) e sull’inflazione e valuterà se il rialzo dell’euro è sostenuto e se cambierà il giudizio sulla stabilità dei prezzi. Per ora, la Bce vede l’inflazione, oggi al 2%, scendere sotto questa soglia «nei prossimi mesi»: le previsioni di dicembre indicavano un 1,6% quest’anno e 1,4% il prossimo.
I mercati valutari hanno interpretato le parole di Draghi come un’apertura alla possibilità di un taglio dei tassi in caso di discesa più brusca dell’inflazione, nel collegare il cambio e i prezzi, ma la maggior parte degli economisti continua a ritenere non attuale l’ipotesi di un taglio.
Per adesso, le parole di Draghi sono servite come “intervento verbale” sui cambi, come osserva Joerg Kraemer, capo economista di Commerzbank. Il presidente della Bce ha tenuto a dire che «mentre tutti parlano di interventi verbali per far salire o scendere le valute, l’unica vera riprova sono gli effetti sui mercati». Ed è sembrato prendere le distanze dall’uscita del presidente francese François Hollande, che, preoccupato dal rafforzamento dell’euro, ha invocato l’adozione di una linea per il cambio. «La Bce è indipendente», ha detto Draghi, interpellato in proposito.
I toni sono apparsi però meno duri del mese scorso. Il capo dell’Eurotower ha ripetuto in più occasioni che la politica monetaria è e resterà espansiva. Anzi, ha osservato che la Bce sta monitorando gli effetti, sul mercato monetario e sulla posizione della politica monetaria, dei primi rimborsi dei finanziamenti di lungo termine alle banche (Ltro), che hanno raggiunto finora 140 miliardi di euro, su 489 prestati nella prima delle due operazioni. I tassi di mercato sono saliti dopo l’annuncio dei primi rimborsi. Draghi ha però spiegato che, secondo i primi calcoli della Bce, anche dopo l’avvio, nelle prossime settimane dei rimborsi della seconda operazione, il sistema dovrebbe continuare ad avere liquidità in eccesso sopra i 200 miliardi di euro.
Il problema, ha ammesso Draghi, è la mancata trasmissione del miglioramento dei mercati finanziari negli ultimi sei mesi alla disponibilità e al costo del credito soprattutto alle piccole e medie imprese: problema dovuto in larga misura, a suo parere, alla debolezza della domanda. La debolezza dei flussi di credito, ha detto, è un segnale che «la situazione rimane fragile».

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