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Draghi: l’emergenza peggiora, accelerare i vaccini per uscirne

L’emergenza è in «peggioramento» e il governo non lascerà «nulla di intentato» con «scelte meditate ma rapide». A un anno dal lockdown che il 10 marzo del 2020 trasformò l’Italia in una «grande zona rossa» il premier Draghi decide di interrompere il silenzio tenuto finora con un discorso in video in occasione della giornata della donna. E lo fa partendo dalla pandemia «non ancora sconfitta». Sul tavolo dei tecnici c’è infatti l’ipotesi di una nuova stretta di fronte all’impennata di contagi dell’ultima settimana anche se non un lockdown come quello di un anno fa. Ma nel suo appello all’unità («non è il tempo di dividerci») Draghi coglie l’occasione «per mandare a tutti un segnale vero di fiducia». Perché per il premier finalmente «si intravede con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita non lontana». Un piano che nei prossimi giorni «sarà decisamente potenziato» assicura ancora Draghi aggiungendo che «si privilegeranno le persone più fragili e le categorie a rischio». «Aspettare il proprio turno è un modo anche per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli», ha chiarito il premier. Che in questo modo riscrive le priorità delle vaccinazioni di massa dopo la babele regionale degli ultimi giorni che ha visto “scavalcare” la fila delle iniezioni da ulteriori categorie oltre a personale scolastico e forze dell’ordine, come gli avvocati o i magistrati. Ora si rimetteranno in testa gli anziani e i 2 milioni di italiani con patologie gravi (gli «estremamente vulnerabili»). Anche perché il nuovo piano – ieri al centro di un vertice tra i ministri Speranza (Salute), Gelmini (Affari regionali) con il commissario Figliuolo, il capo della Protezione civile Curcio e il sottosegretario di Palazzo Chigi Roberto Garofoli – potrà sfruttare subito le 5 milioni di dosi del siero di AstraZeneca attese entro marzo e che grazie al via libera ieri della circolare della Salute potranno essere destinate a tutte le fasce d’età (quindi non solo fino ai 65 anni) escluse però le persone con gravi patologie. Questo ulteriore passo – insieme all’arrivo ad aprile anche del vaccino mono dose di Johnson & Johnson che incassera il sì di Ema dopo domani – farà procedere le vaccinazioni a tappeto avanzando per fasce d’età in tutte le Regioni: dopo gli over 80 le cui somministrazioni sono ora in corso a cui sarà riservato il siero di Pfizer e Moderna, come per i malati con gravi patologie, si andrà avanti con la fascia 75-79 anni (2,6 milioni) poi quella 70-74 anni (3,3 milioni) e i vulnerabili under 70 (5,8 milioni).

Nel frattempo il ministero dello Sviluppo economico sta ponendo le basi del progetto di produzione nazionale. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha nominato, senza oneri a carico dello Stato, l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria consulente economico per questo dossier. Giorgetti ha anche firmato un decreto ministeriale che rende disponibili 200 milioni, di risorse già nel bilancio Mise, per interventi di ricerca e riconversione industriale. Ulteriori risorse, per 200-300 milioni, dovrebbero entrare nel decreto sostegni per la creazione del «Polo per la vaccinologia e farmaci biologici» (i monoclonali, ndr).

Le vaccinazioni rischiano però di scontrarsi contro un’epidemia nel pieno della terza ondata. Oltre ai contagi – ieri 13.902 casi ma con soli 184mila tamponi (-87mila) – spaventa la pressione sugli ospedali: +687 nuovi ricoveri e +95 terapie intensive in più. Con quest’ultime che a livello nazionale raggiungono di nuovo la soglia d’allarme del 30% di letti occupati. Già oggi o domani si potrebbe riunire la cabina di regia sul Covid: sul tavolo in caso di ulteriore crescita dei casi criteri più stringenti per portare le Regioni in zona rossa (a esempio se si superano i 250 casi ogni 100mila abitanti) ma anche un possibile decreto Pasqua sulla falsariga di quello di Natale che chiuda l’Italia nei week end con forte restrizioni (arancione rafforzato) durante la settimana.

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