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Draghi: “Legittimo acquistare bond dei Paesi in difficoltà ma porremo condizioni severe”

L’acquisto di bond a breve-medio termine già in circolazione sul mercato non costituisce un finanziamento del debito degli stati membri e rientra pienamente nel mandato della Bce. È quanto ha spiegato ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nel corso di una lunga audizione a porte chiuse di fronte alla Commissione economica del Parlamento europeo.
TITOLI DI STATO A TRE ANNI
Secondo quanto hanno riferito i deputati presenti all’incontro, Draghi
ha difeso il principio secondo cui la Bce, acquistando titoli già emessi e circolanti, otterrebbe il risultato di ridurre gli spread e di migliorare la trasmissione della politica monetaria, senza per questo finanziare direttamente il debito pubblico dei Paesi che hanno già emesso e piazzato i bond, cosa che sarebbe esplicitamente vietata dai Trattati europei. Le testimonianze dei presenti, tuttavia, divergono su quale possa essere, nell’opinione di Draghi, la durata dei titoli acquistabili. Secondo alcuni si tratterebbe i titoli a breve, cioè a 12-18 mesi. Mentre altri parlano di bond «fino a tre anni». Il presidente ha insistito sul fatto che l’acquisto di titoli a breve «non comporta creazione monetaria ».
Le dichiarazioni di Draghi arrivano a poche ore dalla riunione cruciale del board della Bce, che dopodomani
dovrà definire tempi e modi di un possibile intervento sui mercati per calmierare gli spread e difendere l’euro dagli attacchi speculativi. Esse costituisco anche una prima risposta indiretta alle critiche che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha rivolto pubblicamente e ripetutamente all’ipotesi di acquisto di titoli di stato da parte della Banca centrale europea sostenendo che costituirebbero un finanziamento illecito dei debiti
pubblici.
ACQUISTI CONFORMI AI TRATTATI
All’eurodeputato tedesco Markus Ferber, che sollevava le medesime obiezioni, ieri Draghi ha risposto cortesemente ma fermamente «io non sono un giurista, ma ci sono interpretazioni dei Trattati secondo le quali questo tipo di acquisti è perfettamente conforme alle
norme europee, e questa è anche la nostra valutazione». Le parole del presidente della Bce dovrebbero anche tranquillizzare il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, che proprio ieri, in un duetto a distanza con Draghi, aveva messo in guardia contro «aspettative eccessive» sul ruolo che Francoforte potrà giocare nella crisi degli spread, dicendosi certo che la Banca centrale «agirà nell’ambito del proprio mandato», che non prevede il finanziamento dei debiti sovrani. Schauble si è anche detto «certo» che la corte suprema tedesca darà il via libera al nuovo fondo salva stati nella sentenza attesa entro il 12 settembre.
AIUTI E CONDIZIONALITÀ
Il presidente della Bce ha comunque insistito sul fatto che qualsiasi intervento sui mercati secondari
sarà accompagnato «da una forte e stringente condizionalità» per quanto riguarda le politiche di bilancio degli stati coinvolti. E questo «per evitare che si allenti la tensione politica al perseguimento delle riforme».
Nella sua lunga audizione, Draghi
ha anche toccato diversi altri punti cruciali della crisi in cui versa l’Europa. Crisi che, a suo dire, «si è un po’ calmata, anche se la situazione resta fragile e incerta». Il presidente della Bce ha confermato che «l’euro è irreversibile», e che occorre «rifondare l’unione monetaria», partendo dalla creazione di una
unione bancaria.
NO ALLA LICENZA BANCARIA PER L’ESM
Il Governatore ha quindi sottolineato che la Banca centrale «è contraria alla concessione di una licenza bancaria al fondo salva-Stati Esm» perchè «avrebbe lo stesso effetto del finanziamento diretto agli Stati». Infine, smentendo le valutazione di molti politici conservatori tedeschi, si è detto convinto della necessità «di mantenere con forza la Grecia nell’euro». Altro tema caldo la questione dell’Unione bancaria.
Ieri il ministro tedesco Schauble si era detto convinto che la Banca centrale europea non sarà materialmente in grado di «vigilare direttamente su tutti i seimila istituti di credito dell’Ue», e che dovrà mantenere un controllo diretto solo sui grandi gruppi bancari internazionali, lasciando alle autorità nazionali il compito di sorvegliare gli altri. Ieri Draghi gli ha dato parzialmente ragione, spiegando che la supervisione bancaria farà sì capo a Francoforte, ma che verrà esercitata in collaborazione con le autorità di sorveglianza nazionali: «Certi compiti resteranno a livello di vigilanza nazionale, mentre altri li assumerà la Bce e si arriverà così a una soluzione mista».
E in serata Moody’s ha rivisto al ribasso – da stabile a negativo – l’outlook dell’Unione europea.

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