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Draghi e i leader europei, linea dura con Big Pharma

C’è la firma di Mario Draghi (ieri al suo esordio al vertice Ue) accanto a quelle della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron sotto la nuova linea dura dei 27 contro quelle Big Pharma mondiali che producono il vaccino anti Covid negli stabilimenti europei ma lesinano le dosi ai cittadini europei (vaccinati circa 28 milioni di persone su 450 milioni). Per ora è solo un’ipotesi ma non si esclude che l’esecutivo europeo possa perfino bloccare le esportazioni di vaccini fuori dall’Europa nel caso in cui si provasse che i contratti conclusi con i Paesi europei non sono stati rispettati.

II Consiglio Ue straordinario in videoconferenza tenutosi ieri ha preso atto dei ritardi nei programmi vaccinali che rischiano di rendere sempre più aggressive anche le numerose varianti dell’infezione. Un problema che sta molto a cuore a Mario Draghi sulla cui scrivania sono in evidenza da giorni i dati poco incoraggianti sul limitato numero dei vaccinati con due dosi nel nostro Paese, poco più di un milione di persone.

Ecco perché l’idea di Draghi condivisa da Merkel e Macron e accolta in pieno dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è di avviare un vero e proprio braccio di ferro con le grandi aziende mondiali da Pfizer ad Astra Zeneca che producono anche in stabilimenti europei. Si punterebbe a fare trasparenza sui contratti per rivederne alcuni punti. Ma anche pensare a condividere le licenze e superare il segreto industriale per ampliare il numero dei siti di produzione.

Draghi è stato molto fermo nel chiedere che non vengano più tollerati comportamenti inaccettabili da parte delle aziende produttrici inadempienti nei confronti degli accordi di acquisto anticipato siglati con la Commissione Europea per conto dei 27 Stati membri e che penalizzano i cittadini europei.

Alla videoconferenza Ue Draghi ha affermato che le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate. Richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono per loro i vaccini, Draghi ha chiesto perché l’Europa non possa fare altrettanto, invitando anche a guardare ad altre produzioni fuori della Ue.

Ma se la situazione non cambierà non si esclude neppure il ricorso a strumenti coercitivi forti come il blocco delle esportazioni di vaccini fuori dall’Europa applicando i regolamenti europei e l’articolo 122 del Trattati che consente il blocco all’export in casi di carenza di beni essenziali per gli Stati membri.

Di esportazioni dei vaccini ha parlato Draghi durante il Consiglio Europeo sottolineando che «non dovremmo esportare prodotti farmaceutici, come i vaccini anti Covid, quando non ce ne sono così tanti disponibili nell’Ue». La preoccupazione di Draghi è che un eventuale dilagare del contagio in Europa e in Italia possa ritardare l’aggancio con la ripresa. Nel frattempo sulle regole europee in materia sanitaria (esclusa dai trattati) occorrerà trovare forme di armonizzazione come un approccio comune sui tamponi e il passaporto vaccinale per migliorare gli spostamenti interni ai Paesi europei.

L’attenzione verso Draghi da parte degli altri leader è motivata anche dal fatto che spetterà al nostro Paese organizzare il 21 maggio prossimo a Roma il “Global Health Summit” insieme alla Commissione Ue.

Draghi ha detto di sostenere il Covax, lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti Covid, ma ha messo in rilievo un problema di credibilità nei confronti dei cittadini europei se si avviassero le donazioni in questo momento. Draghi avrebbe detto di comprendere in pieno le ragioni morali, ma di non essere a favore delle donazioni ora, perché l’Unione è troppo indietro sulle vaccinazioni.

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