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Draghi: «Le nostre democrazie non accetterebbero un’altra crisi»

di Stefania Tamburello

PARIGI — Che l'Italia cresca poco, giovedì, ha finito per riconoscerlo pure Silvio Berlusconi. Ma ieri è stata l'Ocse a ribadirlo e confermarlo con tanto di dati e raffronti: nel 2010 il nostro paese si è piazzato all'ultimo posto fra i componenti del G7 in quanto a ritmo di sviluppo dell'economia. Rispetto ad una ripresa media dei principali paesi industrializzati del 2,7%l'Italia ha segnato un incremento dell'1,3%, che è il valore più basso mentre il più alto l’ha ottenuto con il 4%la Germania. «L'Italia non ha molto spazio di bilancio per intervenire con provvedimenti a breve. Deve ricorrere a rimedi strutturali per invertire la tendenza della crescita» , ha commentato il segretario generale dell'organizzazione parigina Angel Gurria. E di come consolidare la ripresa globale, cercando di superare i rischi della crescita a due velocità, sarà da il G20 finanziario -ministri delle Finanze e governatori delle banche centrali -che da stasera si riunirà a Parigi. «Non vogliamo dare regole per il gusto di farlo, ma per ristabilire una crescita globale solida e sostenibile, che porti a creazione di posti di lavoro» , ha affermato ieri la padrona di casa del vertice , il ministro dell'Economia francese Christine Lagarde. L'agenda della riunione è ricca e l'obiettivo è fare progressi in vista delle prossime riunioni per arrivare ad un accordo al vertice politico dei Capi di stato e di governo dei Venti previsto in novembre. Si discuterà quindi di ripresa e di prospettive economiche, ma ancor di più del meccanismo da adottare per mettere sotto controllo gli squilibri delle bilance correnti e commerciali dei vari paesi, motivo delle tensioni in campo monetario. Sarà analizzata la situazione di grande volatilità dei prezzi delle materie prime e sarà fatto il punto sulla riforma delle regole della finanza disegnata dal Fsb presieduto dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. «Le nostre società democratiche non possono accettare un'altra crisi finanziaria» ha detto il governatore intervenendo al mega convegno a porte chiuse organizzato da Eurofi e dalla Banca di Francia. «Il denaro dei contribuenti in futuro non dovrà essere utilizzato in caso di crisi» ha aggiunto rilevando che non si può più correre il rischio di "salvataggi"a carico della collettività di grosse banche , quelle «troppo grandi per fallire» , «too big to fail» che quindi devono ubbidire a regole più severe delle altre. Le istituzioni che pongono maggiori rischi al sistema finanziario in caso di fallimento «devono avere un maggiore livello di capacità di assorbimento delle perdite» ha osservato ribadendo i salvataggi pubblici delle mega banche durante la passata crisi finanziaria «hanno rafforzato l'azzardo morale» . Ma nel campo della riforma della finanza ci sarà una novità: l'avvio delle discussioni sul shadow banking cioè su tutto quel sistema finanziario non regolamentato parallelo al tradizionale. E sarà l'Fsb a dover dare gli elementi per riconoscere i soggetti che si muovono nell'ombra delle regole e definirli. Sono le due nuove sfide da affrontare nel dopo crisi: la ricerca di una soluzione per le banche too big too fail e la disciplina dello shadow banking un fenomeno denunciato più volte anche dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Ieri al convegno Eurofi è intervenuto anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet per il quale «il boom dei fondi speculativi come gli hedge fund, le cui masse amministrate sono balzate dai 100 miliardi di dollari dei primi anni Novanta ai 3 mila del 2007 è qualcosa che dobbiamo ancora capire interamente così come le sue implicazioni sulla crisi finanziaria» .

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