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Draghi, le banche sono troppe

Il presidente della Bce, Mario Draghi, nel suo discorso introduttivo alla prima conferenza annuale dell’European systemic risk board, ieri, ha espresso due concetti principali: il primo è che le banche sono importanti ma non sono l’unico canale per crescere, il secondo è che gli istituti di credito sono troppi, e questo va a scapito della loro redditività. «Le banche svolgono un ruolo fondamentale nel finanziamento delle piccole e medie imprese, che a loro volta sono una parte fondamentale dell’economia europea.
I prestito devono continuare a fluire verso progetti produttivi se l’Europa vuole prosperare», ha affermato il numero uno della Bce. Detto questo però «il credito bancario ha una tendenza a essere prociclico: cresce troppo velocemente quando l’economia si espande, e si riduce drasticamente quando si contrae. Di conseguenza, dopo una crisi finanziaria, la crescita economica nei paesi con sistemi basati sulle banche è in ritardo rispetto a quella degli Stati con sistemi finanziari più equilibrati», ha fatto notare Draghi.

Il messaggio è che «è meglio finanziare l’economia reale attraverso diversi canali, piuttosto che fare affidamento su uno solo. I mercati dei capitali, in particolare, possono agire come un’utile ruota di scorta».

Per quanto riguarda i problemi degli istituti di credito nell’ultima riga dei loro bilanci, quella dell’utile, Draghi ha spiegato che dietro al calo della redditività delle banche europee non c’è solo la crisi economica o i bassi tassi di interesse, ma anche il sovraffollamento del comparto. «La sovracapacità in alcuni settori bancari nazionali e il conseguente intensificarsi della concorrenza aggravano la compressione dei margini.

Tale capacità in eccesso» in sostanza «fa sì che il settore non funzioni in maniera efficiente», ha concluso Draghi.

Il problema, denominato «overbanking», era stato messo in rilievo già due anni fa dal comitato scientifico dello stesso Esrb. Con uno studio che sottolineava come negli ultimi decenni la crescita del settore bancario avesse oltrepassato quella dei mercati dei capitali. A fine anni ’90 del secolo scorso, il rapporto tra valore complessivo delle attività del settore bancario, da una parte, e azionario e obbligazionario privato, dall’alta, era inferiore a due. «Nel 2004», ha rilevato Draghi, «questo rapporto era cresciuto a 4» in Europa. Laddove negli Stati Uniti era rimasto sotto la parità e in Giappone sotto 2. Ma ci sono stati anche altri fattori che hanno contribuito alla bassa redditività. Dai bassi tassi di interesse ai progressi tecnologici, dalla demografia alla disuguaglianza sui redditi, ha aggiunto il capo della Bce.

Intanto, la Bce ha ribadito che intende lasciare i tassi di interesse dell’area euro bassissimi a lungo, oltre la primavera 2017 e che il piano di acquisto di titoli in corso, da 80 miliardi di euro al mese, proseguirà fino al marzo del prossimo anno «o anche oltre se necessario». Il Consiglio resterà «vigile» e «pronto ad agire».

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