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Draghi lascia i tassi allo 0,5% “ma non è la soglia minima”

BERLINO
— Avanti così: la Banca Centrale Europea non cambia rotta e lascia invariato il tasso di interesse allo 0,5 per cento, il minimo storico, stabilito nello scorso maggio anche se, sottolinea la Bce, «non è la soglia minima». La decisione dell’istituto guidato da Mario Draghi va nella stessa linea di quella identica della Bank of England e si affianca alla Federal Reserve, la quale ha smentito le ipotesi di abbandono del programma di acquisto dei bond federali. L’inflazione appare sotto controllo, e i primi timidi segni di ripresa dell’economia nell’eurozona vanno sostenuti, tanto più che non si vedono segni di deflazione e che la domanda globale è in aumento. La prima a fornire dati incoraggianti
è la Germania, dove la disoccupazione è scesa al 6,8 per cento, persino più bassa delle previsioni. Ma l’Europa sembra ancora lontana dai miglioramenti registrati negli Stati Uniti, dove la produzione industriale statunitense ha già ripreso quota: l’indice Pmi dell’attività manifatturiera è al 55,4 punti, ai massimi dal 2011. La disoccupazione Usa è scesa al 7,5 per cento, il livello di inizio 2008.
Draghi ha confermato che non ci saranno aumenti «per un lungo periodo di tempo», una decisione presa all’unanimità dal consiglio della Banca centrale. Non si esclude invece l’ipotesi di ulteriori ritocchi al ribasso, ventilati da diversi economisti. Per l’Europa il peggio potrebbe essere già passato: secondo il presidente la Bce prevede «una ripresa graduale per il resto dell’anno e per l’anno venturo»,
perché la fiducia generalizzata conferma le aspettative di «una stabilizzazione dell’attività economica».
Ma nonostante il tasso della Bce sia al minimo, le banche registrano un’ulteriore flessione dei prestiti e la
stretta del credito alle famiglie resta su alti livelli. Sul tema Draghi ha fatto un accenno alla necessità di riforma delle banche europee, suo obiettivo da tempo. Secondo il presidente della Bce il sistema bancario «non appare
più frammentato dal lato della raccolta, ma lo è ancora dal punto di vista della concessione di credito», e questa frammentazione va ridotta per garantire un’adeguata trasmissione delle decisioni di politica monetaria nei paesi dell’euro.
Ma per superare la crisi serve soprattutto la crescita: i governi dell’Eurozona devono adottare politiche fiscali e riforme strutturali che la favoriscano, minimizzando «gli effetti distorsivi della tassazione», rimuovendo le rigidità del mercato del lavoro e aumentandone la competitività, per combattere la disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani. Positive le reazioni delle Borse: Milano ha chiuso con più 2,04 per cento, in rialzo anche Francoforte, Parigi, Londra e Madrid.

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