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Draghi lascia i compiti a Tremonti

di Roberto Miliacca  

Il pareggio di bilancio nel 2014 costerà caro: un drastico taglio della spesa pubblica di almeno il 7%. Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ieri, forte dell'investitura, ormai sempre più consolidata, alla guida della Banca centrale europea (anche la cancelliera Angela Merkel avrebbe tolto il suo veto alla nomina), ha voluto lasciare qualche indicazione al ministro dell'economia su cosa deve fare nei prossimi mesi per risanare i conti pubblici. «Per giungere al pareggio di bilancio nel 2014 come previsto dal Def del governo serve una riduzione delle spese del 7% in termini reali», ha detto Draghi. «La crisi ha peggiorato le prospettive della finanza pubblica; non è più rinviabile un duraturo riequilibrio dei conti pubblici; data l'elevata pressione fiscale, è inevitabile un significativo contenimento della spesa».

Insomma, niente nuove tasse, ma tanto contenimento di spesa pubblica. Contenimento che, peraltro, già risulta dai dati della Ragioneria dello Stato diffusi pochi giorni fa: nel 2011 la spesa dovrà fermarsi a quota 742,6 miliardi, il 7,4% in meno del 2010 (801,8 miliardi). Protagonisti della cura imposta al debito saranno gli enti locali che riceveranno nel 2011 trasferimenti per 108,7 miliardi, l'8,3% in meno rispetto al 2010.

Il governatore della Banca d'Italia, intervendo a un convegno su «Le infrastrutture in Italia: dotazione, programmazione, realizzazione», ha individuato proprio nella realizzazione di opere infrastrutturali il futuro della ripresa del paese. «Servono progressi nella disponibilità di infrastrutture. Le carenze infrastrutturali sono spesso indicate come uno dei fattori che limitano la crescita e la produttività della nostra economia, accrescendo i costi per le imprese e i lavoratori, disincentivando nuovi insediamenti produttivi, influendo negativamente sulla qualità della vita». «Alcuni indicatori di dotazione fisica di infrastrutture suggeriscono il permanere di un ampio divario tra noi e gli altri principali paesi dell'area dell'euro e tra il Mezzogiorno e il resto del Paese», ha detto Draghi. Tuttavia, «il ritardo infrastrutturale del Paese non sembra riconducibile solo a una carenza di spesa». L'esame delle procedure che regolano la programmazione e l'esecuzione degli interventi «conferma la rilevanza degli ostacoli non finanziari all'accumulazione di capitale pubblico». Ed è la qualità della programmazione che «sembra costituire l'aspetto di maggiore criticità nel nostro paese».

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