Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi lascia aperti i finanziamenti Ma il tetto resta fermo a 89 miliardi

La Banca centrale europea è ancora impossibilitata a muoversi. Ieri, il suo consiglio dei Governatori ha deciso di lasciare invariato il tetto della liquidità d’emergenza che ha erogato alle banche greche. Significa che non chiederà loro di restituirne ma anche che non ne darà altra. E’ che la rocambolesca conclusione dei vertici dello scorso fine settimana a Bruxelles hanno lasciato aperte due questioni che non consentono all’istituto guidato da Mario Draghi di agire prima che siano risolte. 
La prima è l’approvazione da parte del parlamento ellenico delle leggi previste dalle linee di accordo decise dai capi di governo ieri mattina, alla fine della maratona di negoziati. Senza quel passaggio, non inizierebbero nemmeno le trattative per il nuovo programma di aiuti (86 miliardi) ad Atene: e senza quello la Bce non può dare altro denaro a un sistema che probabilmente non lo restituirebbe.
La seconda questione rilevante è la scadenza delle obbligazioni che la Grecia deve onorare il 20 luglio proprio alla Bce. Si tratta di 3,5 miliardi. E’ chiaro che se Atene non riuscisse a rispettare la scadenza la banca di Francoforte non potrebbe dare assistenza agli istituti di credito di un Paese moroso che si avvia verso un default. Default che, tra l’altro, metterebbe la Bce in difficoltà serie, in quanto costituirebbe un implicito finanziamento a uno Stato, cosa che per statuto le è impedito di fare. I ministri europei, dunque, ieri sera hanno cercato un modo affinché Atene onori la scadenza del 20 luglio e altre in arrivo: in tutto sette miliardi nel mese in corso (compreso l’arretrato di 1,5 miliardi con il Fondo monetario internazionale). Si è trattato di trovare il denaro per fare un prestito-ponte in attesa di varare il programma di aiuti definitivo. Le ipotesi che sono state fatte circolare per procurare questi fondi sono numerose, dall’uso di denaro rimasto inutilizzato in operazione di aiuti del passato a fondi della Bce che sono il prodotto dei profitti realizzati nella gestione di titoli greci. Tutte possibilità difficili da attuare per motivi legali. Qualcuno ha anche ipotizzato l’idea di prestiti bilaterali, cioè di un Paese europeo direttamente alla Grecia. Candidato primo sarebbe la Francia, la più solidale verso la Grecia nei giorni scorsi; ma da Parigi si è fatto sapere che dell’eventualità non si è discusso.
Draghi e i Governatori aspettano dunque che su questi due nodi la situazione si definisca. Terranno la prossima riunione, di routine, giovedì ma potrebbero già decidere qualcosa mercoledì sera. In parallelo, dovranno prepararsi alla gestione della ristrutturazione del sistema bancario ellenico. L’accordo raggiunto a Bruxelles ieri mattina, infatti, prevede che il sistema bancario greco venga ricapitalizzato, tra i dieci e 25 miliardi. Ciò potrà avvenire se tutti gli impegni verranno rispettati, compreso soprattutto il varo ad Atene di una legge che metta le banche greche sotto il controllo della Bce e delle autorità di Bruxelles, e non più di Atene, per quel che riguarda l’individuazione, la chiusura o la fusione di quelle non più in grado di stare in piedi a causa dell’erosione del loro capitale. Ieri, esperti del settore calcolavano che delle quattro grandi banche elleniche – Banca Nazionale, Piraeus, Alpha, Eurobank – potrebbero restarne solo due. Sarà un lavoro delicatissimo. Tra l’altro, la ricapitalizzazione e la ristrutturazione probabilmente imporrà perdite ai creditori delle banche e forse ai grandi depositi. In più, cambierà la struttura proprietaria degli istituti che resteranno: ma su come questo avverrà c’è ancora una notevole nebbia.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa