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Draghi: l’acquisto dei titoli di Stato? Resta in piedi finché sarà necessario

«Serve del tempo prima di poter cantare vittoria». Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, ospite del Fondo monetario internazionale a Washington, ha detto chiaramente che il Quantitative easing «resterà in piedi per il tempo necessario affinché gli obiettivi siano pienamente centrati su una base veramente sostenibile». E questo perché «dopo quasi sette anni di una debilitante sequenza di crisi, le famiglie e le aziende esitano ad assumere rischi economici». 
Per vedere gli effetti dello stimolo di politica monetaria messo in campo dalla Bce a sostegno della stabilità dei prezzi e dell’economia serve dunque tempo, anche se le misure non convenzionali si sono dimostrate «potenti». L’intervento alla «Michael Camdessus Lecture» è l’occasione per esibire la pace ritrovata tra Draghi e Christine Lagarde, dopo «le raccomandazioni non richieste» pronunciate un anno fa dal direttore del Fmi alla vigilia di un consiglio Bce. Parole che avevano irritato il numero uno dell’Eurotower. Nell’accoglierlo, Lagarde ha detto frasi di elogio, riconoscendo che «ci sono pochi personaggi che hanno dimostrato una leadership maggiore di Draghi». «Mario il tuo lavoro è uno dei più difficili — ha proseguito rivolgendosi direttamente al numero uno della Bce —. In parte perché è il più influente e tu hai usato quell’influenza per spingere l’area euro nella giusta direzione. Quelli che ti conoscono capiscono che sei un uomo dall’intuizione eccezionale, dalla determinazione forte e prima di tutto un uomo coraggioso».
Draghi, rispondendo a una domanda del capoeconomista Olivier Blanchard, che ha annunciato l’ addio al Fmi da settembre, ha osservato che ci sono ancora troppe discrezionalità nazionali specie nel definire il capitale delle banche e i crediti deteriorati e ha chiesto una «road map».
A Washington Draghi ha avuto un colloquio anche con il segretario del Tesoro Usa Jack Lew. Con lui come con Lagarde, anche se non ufficialmente, ha affrontato il tema della Grecia, su cui il Fmi ha tenuto proprio ieri un consiglio di amministrazione mentre a Bruxelles proseguivano i contatti tecnici. La situazione è delicata, il Fondo è chiamato a finanziare la gran parte dei rimanenti aiuti ad Atene. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha parlato di un possibile accordo entro fine mese: i creditori hanno chiesto tre miliardi di tagli, ma ci sarebbe un’intesa su gran parte dei punti. Per il ministro il debito greco va «ridisegnato». La Germania resta sul piede di guerra, come dimostrano le critiche agli aiuti della Bce alle banche elleniche.

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