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Draghi: la ripresa sta prendendo ritmo

Mario Draghi ottimista come non si era dichiarato da lungo tempo. In economia ma, in fondo, anche in politica. Un cambio di umore che fa intendere una possibile nuova stagione. «La conferenza stampa di oggi ha segnalato l’inizio di una nuova fase», ha commentato ieri sera la società di analisi Oxford Economics.

Il presidente della Bce ha usato l’incontro con i media seguito alla riunione del Consiglio dei Governatori per dire che la politica monetaria estremamente espansiva degli scorsi anni (due esatti da quando è iniziato il Quantitative Easing, cioè l’acquisto di titoli sui mercati da parte della Bce) ha avuto successo, anche se i rischi non sono spariti. Per sostenere che gli scenari disegnati in passato sono «cambiati in meglio». E per ridimensionare la portata delle conseguenze economiche degli choc politici, come si è visto dopo la Brexit, il referendum costituzionale italiano, le elezioni americane. Un ottimismo letto sui mercati come il segnale che, nei prossimi mesi, un restringimento progressivo della politica monetaria è probabile. L’euro si è rafforzato sul dollaro di quasi mezzo punto percentuale.

Le parole di Draghi sono state naturalmente quelle di chi non vuole privarsi di munizioni di fronte a nuove crisi possibili, segnatamente l’anno elettorale in diversi Paesi europei. Infatti, il Consiglio di ieri ha mantenuto invariate tutte le misure di politica monetaria. Gli acquisti di titoli sui mercati continueranno fino a fine anno. Anche i tassi d’interesse rimangono a zero o negativi (-0,40%) quelli sui depositi delle banche presso la Bce. I governatori hanno però discusso l’eventualità di cambiare linguaggio quando si parla di tassi: se fosse il caso di lasciare cadere la frase secondo la quale potrebbero diventare anche «più bassi» fin dopo l’esaurimento del Quantitative Easing. Ma poi ha deciso di non cambiare la forward guidance, cioè le linee di politica future indicate ai mercati, perché la battaglia per raggiungere l’inflazione a un target di quasi il 2% non è vinta del tutto. La «bilancia delle aspettative» è migliorata, ha però detto Draghi. E un piccolo pezzo del linguaggio usato finora dalla Bce è infatti caduto: la frase per la quale la Bce userà, se necessario, «tutti gli strumenti a disposizione» per fare salire l’inflazione non è più presente nelle dichiarazioni ufficiali. Draghi ha anche voluto elencare i successi della politica monetaria espansiva nell’aerea euro: il ritorno della crescita economica che nel 2017 sarà dell’1,7%, secondo le previsioni dello staff della Bce; le aspettative delle imprese ai massimi dal 2011; la disoccupazione ai minimi dal maggio 2009; la creazione di più di quattro milioni di posti di lavoro; il rischio di deflazione largamente scomparso; il ritorno a un buon funzionamento del mercato del credito. Per quel che riguarda l’inflazione, la Bce ha rivisto significativamente al rialzo le attese per il 2017, dall’1,3 all’1,7%. Ma Draghi ha sottolineato che quel livello di crescita dei prezzi «è condizionale alla piena realizzazione della politica monetaria»: se lo stimolo della Bce venisse a mancare, non sarebbe raggiunto perché l’inflazione non è ancora in grado di «autosostenersi». Per rendere stabile l’inflazione la chiave sarà «l’aumento dei salari». I rischi di rottura dell’euro di cui spesso si parla «francamente non li vedo», ha detto Draghi: la Bce guarda a questo aspetto «con grande attenzione ma senza ansia». Anzi, il presidente della Bce ha notato che «oggi più che mai la situazione è aperta a progressi nel rafforzamento dell’Unione monetaria». Draghi ha poi detto che gli impegni presi dai Paesi del G20 di non ricorrere al protezionismo e a manipolazioni valutarie a scopi commerciali sono «un pilastro di stabilità» e benessere: «Molto importante che vengano riaffermati» .

Danilo Taino

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