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Draghi: la ripresa europea si indebolisce

La crisi non è superata e rischia di peggiorare. È questo l’allarme lanciato nell’Europarlamento di Bruxelles dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha indicato la necessità di reagire intervenendo contro la dilagante disoccupazione e la scarsità di credito per le imprese. 
«I rischi che circondano l’espansione attesa sono chiaramente al ribasso», ha avvertito Draghi, dopo aver spiegato che «la ripresa nella zona euro sta perdendo impulso, la crescita del Pil si è fermata nel secondo trimestre, le informazioni sulle condizioni economiche ricevute durante l’estate sono state più deboli del previsto». La disoccupazione e il limitato aumento del credito alle attività produttive «toglieranno forza alla ripresa», insieme alle «tensioni geopolitiche» e alle «riforme strutturali insufficienti», riducendo la «fiducia» degli investitori e dei consumatori.
Draghi ha confermato l’impegno per far ripartire il credito verso l’economia reale, incentrato sui prestiti Tltro alle banche con obbligo di riversarli alle imprese produttive. Ha definito nei limiti «che ci aspettavamo» gli oltre 80 miliardi elargiti questo mese dalla Bce nella prima operazione, nonostante aspettative di analisti intorno ai 130 miliardi. Ha ostentato fiducia per i prossimi Tltro a fine anno, spiegando che «le operazioni di settembre e dicembre dovrebbero essere valutate in maniera congiunta» e che «mentre è troppo presto per valutare l’impatto sull’economia nel suo complesso, l’annuncio delle Tltro ha già avuto un notevole impatto positivo sulla fiducia dei mercati finanziari».
A ottobre la Bce prevede di lanciare un altro intervento di stimolo con l’acquisto di titoli Abs garantiti da prestiti all’economia reale. Draghi ha promesso ulteriori «misure non convenzionali», se necessarie. E ha escluso che l’enorme liquidità a bassissimo costo concessa (anche con i prestiti Ltro) possa aver provocato «aumenti dell’effetto leva» in grado di provocare «l’inizio di una bolla in diversi settori».
Le Authority di controllo Ue hanno confermato che nel sistema bancario-finanziario in difficoltà non si prevedono «miglioramenti dei profitti» nel 2014. Ma Draghi ha respinto le critiche dell’eurodeputato del M5S Marco Valli, che ha rilanciato i dubbi su interventi orientati dai rapporti con i banchieri e gli specula-tori di Londra e New York: «quando prendo le decisioni di politica monetaria non penso ai miei amici della City o di Wall Street — ha affermato —, ma ai cittadini europei, all’inflazione, alla crescita, alla disoccupazione».
L’inflazione «resterà bassa nei prossimi mesi» e aumenterà «gradualmente nel 2015 e nel 2016» per rispettare il compito della Bce di stabilizzarla intorno al 2%. Per Draghi l’errata stima dell’aumento dei prezzi sarebbe stata condizionata dall’esplosione della «disoccupazione». Rivendica però di aver contribuito alla forte riduzione del costo del denaro generando «incredibili risparmi» sugli interessi pagati dai governi sul debito pubblico, anche se ha chiesto polemicamente «dove siano finiti» nei Paesi che li hanno utilizzati per «finanziare la spesa» invece che per «abbattere il debito». Ha così richiamato ancora una volta i leader politici ad attuare riforme strutturali «coraggiose» e a «ridistribuire le priorità» quando non esistono margini di bilancio per applicare la «flessibilità» prevista dal Patto di stabilità.

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