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Draghi: la ripresa è solo all’inizio

La priorità dell’Eurozona dev’essere il rilancio della crescita e dell’occupazione. Su questo si sono trovati d’accordo il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e quello di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenuti entrambi ieri mattina a Berlino a una conferenza sull’euro e le imprese familiari organizzata dalle associazioni degli imprenditori di sei Paesi. E la platea di industriali ha applaudito calorosamente quando il presidente della Bdi, la Confindustria tedesca, Ulrich Grillo, ha elogiato Draghi per aver salvato l’euro. Squinzi lo ha chiamato “Supermario”.
Il banchiere centrale ha incassato, ma ha tenuto subito a ricordare che la ripresa è appena «nella sua infanzia» e che ci sono cose che la Bce non può fare, ma che spettano ai Governi: ridurre i deficit pubblici, fare le riforme strutturali, riparare «sistemi politici che non funzionano». Quest’ultimo è parso un riferimento, pur senza nominarla, all’Italia, sulla quale Draghi evita il più possibile pronunciamenti pubblici. E ha insistito nuovamente sulla necessità di completare l’unione bancaria, che ha l’obiettivo principale di far ripartire il credito all’economia reale, un tema molto sentito dalle imprese.
Draghi ha notato che la stabilizzazione dell’area dell’euro ha fatto grandi progressi. I Governi hanno fatto la loro parte, portando il deficit primario (al netto della spesa per interessi) da una media del 3,5% del Prodotto interno lordo nel 2009 allo 0,5% nel 2012 e probabilmente in attivo dal 2014 in poi. Il debito pubblico però resta al 95% del Pil e gli sforzi di risanamento dei conti dovranno essere mantuenuti «per anni». Anche la Bce ha fatto la sua parte, soprattutto con l’annuncio del piano Omt, e questo ha contribuito a ristabilire «il normale funzionamento dei mercati». Il rischio di «un evento estremo» è diminuito.
Il miglioramento dei mercati finanziari non si è però ancora tramutato in una ripresa con base più ampia, ha ammesso il presidente della Bce, ribadendo che lui e i suoi colleghi del consiglio sono pronti a tenere i tassi d’interesse agli attuali livelli o ad abbassarli ancora di più.
La chiave, secondo Draghi, è il miglioramento della competitività. Dal 2008, i Paesi più competitivi hanno registrato margini di profitto maggiori, livelli del debito pubblico più bassi, crescita e occupazione più alte. Il recupero di competitività passa da un costo del lavoro più basso (il capo dell’Eurotower ha citato l’esempio della Spagna che ha ottenuto un aumento dell’export del 20% dal 2009) e da un aumento della produttività, attraverso quelle che ha chiamato le tre “i”: innovazione, investimento e incentivi all’attività economica. È su quest’ultimo punto che i Governi possono agire, completando il mercato unico, riducendo il peso della bruocrazia e migliorando i tempi e la qualità del sistema giudiziario. Secondo un indicatore che misura l’amibente per svolgere attività d’impresa, l’Eurozona è al 26° posto nel mondo, ma la Germania è passata dal sesto al quarto, al tempo stesso raggiungendo il pieno impiego. «Come sono distanti alcuni Paesi dalla Germania» ha aggiunto Draghi.
Su un punto, però, il presidente dalla Bce dissente dalle autorità tedesche, che si battono in sede europea per rallentare e limitare l’unione bancaria: questa invece, a parere di Draghi, dev’essere una priorità per raffozare l’euro. La vigilanza unica, che verrà attribuita alla Bce, aiuterà a superare le due principali cause della scarsità di credito: la mancanza di trasparenza dei bilanci bancari, con la sua prossima verifica sull’attivo degli istituti, e la scarsa fiducia degli investitori, imponendo criteri di vigilanza uniformi. Ma non basta. Draghi sostiene che l’unione bancaria deve aiutare a rimettere in salute le banche, se «come spero, avremo un forte meccanismo unico di risoluzione». E ha citato il modello americano, dove le banche che si reggono vengono liquidate senza rischi per la stabilità finanziaria, favorendo una ripresa più rapida dalle crisi bancarie e un’offerta di credito più stabile a imprese e famiglie.

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