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Draghi: la ripresa è fragile Disoccupazione troppo alta

BERLINO — La crescita migliora, ma la ripresa è ancora «agli inizi» e l’economia resta «fragile», mentre la disoccupazione continua a rimanere «molto elevata», ha spiegato ieri Mario Draghi a Berlino, intervenendo al convegno «L’Europa e l’euro. Un affare di famiglia», organizzato dagli industriali tedeschi delle associazioni Bdi e Bda — con la partecipazione delle omologhe organizzazioni europee, fra cui anche Confindustria, guidata da Giorgio Squinzi, e del co-ceo di Deutsche Bank Jürgen Fitschen — lanciando ai governi un appello per le riforme e per rafforzare l’area dell’euro e la ripresa. Nel frattempo, anche la Banca centrale europea contribuirà alla ripresa mantenendo «i tassi costanti o più bassi per un periodo prolungato di tempo».
Anche perché, ha proseguito il presidente della Bce, dopo la stabilizzazione e il miglioramento iniziali «rimane ancora molto da fare». A cominciare dal completamento «urgente» dell’unione bancaria, perché «la priorità fondamentale è riavviare il credito all’economia». E per questo l’avvio della vigilanza europea porterà maggiore trasparenza nei bilanci bancari. Mentre è necessaria un’autorità di risoluzione forte «che permetta di chiudere le banche non più operative senza rischi per la stabilità finanziaria».
Ma i governi devono proseguire con «perseveranza» nel consolidamento dei conti pubblici, perché «il debito continua a rimanere molto alto» (al 95%). E, nel frattempo, creare gli incentivi necessari per spronare la competitività delle imprese. Perché «è fondamentale chiudere il divario» con altri paesi, orientandosi anche a quelli con maggiore successo. Secondo Draghi ci sono già «segnali incoraggianti di un riequilibrio nell’area dell’euro in termini di competitività di costo», con un calo dei salari nominali. Ma è necessario anche migliorare «nel lungo termine la produttività», anche attraverso innovazione e investimenti.
Draghi ha sottolineato di sentirsi «molto incoraggiato dalla determinazione per far progredire l’area dell’euro» dimostrata dalle principali associazioni imprenditoriali europee. Un progetto lanciato da Ulrich Grillo e da Dieter Hundt, presidenti, rispettivamente, del Bdi (equivalente alla Confindustria) e del Bda (Datori di lavoro), i quali, per la prima volta, hanno anche ringraziato pubblicamente Draghi e la Bce per la stabilizzazione dei mercati e dell’economia. E quindi, a sei giorni dalle elezioni politiche, gli imprenditori tedeschi hanno voluto sottolineare che l’euro «è una necessità», perché nel continente europeo si concentra fino al 70% dell’export tedesco.
Anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha lodato l’intervento di Draghi – «ha salvato l’euro» – e ha lanciato da Berlino un forte appello per l’economia italiana. «Dobbiamo decidere se investire sul nostro futuro o retrocedere in serie C», ha detto, aggiungendo che se in Italia non si tornerà «a una crescita forte, sarà difficile creare lavoro». E a questo proposito l’intervento sul cuneo fiscale auspicato da tempo da Confindustria «sarà il banco di prova di questo governo». E se quest’ultimo «ci crede veramente», ha proseguito Squinzi, «deve mobilitare diversi miliardi di euro», per avere un impatto «consistente» sull’economia. E riguardo all’altra priorità da attuarsi «immediatamente», Squinzi ha sottolineato «l’urgenza del rimborso dei debiti della Pubblica Amministrazione», che «Confindustria sta chiedendo ad alta voce da mesi». D’altra parte, ha aggiunto, «il governo sta facendo qualcosa. Ma non ancora a livello soddisfacente. Anzi, siamo ancora ben lontani da questo». E dunque, ha concluso di aspettarsi «nei prossimi mesi» che il governo porti avanti il piano di rimborsi «in modo più sostanzioso».

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