All’Italia servono «stabilità e riforme». Non capita tutti i giorni che Mario Draghi, presidente della Bce, intervenga su un Paese di Eurolandia che ha appena cambiato il proprio governo. «Ma questo è anche il mio Paese». Così, ad una domanda specifica su cosa dovrebbe fare l’esecutivo Renzi per colmare il gap di crescita e creare nuovo lavoro risponde: «Si sa cosa deve essere fatto. Io stesso, quando ero governatore, l’ho detto più volte. Perciò, il problema non è cosa fare, ma farlo».
Draghi: “La domanda interna si rianima il calo dei prezzi aiuta i redditi più bassi”
Da Sydney Draghi saluta come «importante» la decisione del G20 di puntare tutto sulla crescita. O meglio, di fissare un target per innalzare il Pil globale del 2% in 5 anni attraverso riforme strutturali coordinate e politiche mirate.Alla fine, il principio è stato accettato da tutti, anche dalla Germania che caldeggiava una generica raccomandazione. E c’è anche un calcolo: questo coordinamento può tradursi in un aumento della ricchezza globale pari a 2,5 trilioni di dollari, con decine di milioni di posti di lavoro in più.
La svolta è economica, ma anche politico-filosofica. In sintesi, significa non più solo austerity, ma appunto anche sviluppo sia pure «con misure che s’inquadrano in un contesto di sostenibilità di bilancio». Di qui la grande importanza che gli attribuisce Draghi. Tanto più perché il presidente della Bce intravede una ripresa sì «fragile e disuguale», ma anche«molto meno lenta» di prima. «Vediamo progressi», assicura. E, in più, «sta anche cambiando la natura» di questa ripresa, finora trainata soprattutto dall’export mentre adesso anche dalla domanda interna. Inoltre «sta tornando la fiducia», non solo sui mercati finanziari ma anche «sugli indicatori dei consumi». Lastessa bassa inflazione ha a che fare con il calo dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari. «Ma l’altra faccia della medaglia è che rappresenta un sostegno ai salari ». Insomma, sta «cambiando l’atmosfera». Ecco, in questo contesto, poiché il risanamento nell’area «si sta consolidando», di conseguenza i suoi effetti «saranno meno stringenti rispetto all’annopassato». E dunque, il G20 fissa un target per la crescita. Nel comunicato finale i ministri si impegnano a «rafforzare gli investimenti e ad aumentare l’occupazione». Come già stabilito al vertice di San Pietroburgo, il G20 ribadisce che i profitti delle grandi multinazionali hi-tech vanno tassati dove vengono generati e non più dove conviene loro e si impegna d uno «scambio automatico di informazioni » in materia entro fine 2015