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Draghi: la crisi europea è arrivata in Germania

La crisi dell’Eurozona ha raggiunto l’economia tedesca. Lo dice il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, lo confermano i dati diffusi dal Governo e le previsioni dei “cinque saggi”, i consiglieri economici del cancelliere Angela Merkel.
Il consiglio della Bce che si riunisce oggi con tutta probabilità lascerà i tassi d’interesse invariati allo 0,75%, ma più di un osservatore di mercato ritiene che un taglio potrebbe essere decretato a dicembre con l’annuncio delle nuove previsioni dell’Eurotower, le quali vedranno un ribasso della crescita nel 2013. La Bundesbank, che si è opposta vigorosamente alle misure non convenzionali della Bce (compreso il piano Omt per l’acquisto di titoli dei Paesi in difficoltà, che però non ha ancora trovato attuazione per la mancanza di richiesta da parte degli interessati, Spagna in primis), potrebbe invece appoggiare una riduzione dei tassi. In un discorso all’associazione delle banche popolari tedesche, Draghi ha detto ieri che «la Germania è stata finora in larga misura isolata da alcune difficoltà del resto dell’area dell’euro. Ma gli ultimi dati suggeriscono che questi sviluppi stanno ora cominciando a influenzare l’economia tedesca». Secondo il banchiere centrale «non è una sorpresa», dato che la Germania ha un’economia aperta e integrata.
Molti economisti cominciano ora a prevedere una contrazione dell’economia tedesca nell’ultimo trimestre dell’anno. La produzione industriale di settembre è calata del l’1,8%, molto più del previsto e quella del solo settore manifatturiero del 2,3. Gli ordini all’industria annunciati martedì avevano segnato un calo del 3,3%, soprattutto a causa della flessione del l’export. I dati sulle esportazioni che saranno pubblicati oggi dovrebbero confermare queste indicazioni. Il settore auto, che finora ha trainato tutto il manifatturiero, con crescita record nei mesi estivi, ha subito un calo di produzione del 10,7% a settembre. Anche le case che stanno ottenendo i migliori risultati, come Bmw, hanno messo in guardia dalla frenata in arrivo nel 2013. Secondo i “cinque saggi”, l’economia crescerà dello 0,8% l’anno prossimo: la previsione è stata ribassata dall’1,7 per cento previsto in precedenza.
Draghi ha sottolineato tuttavia anche i possibili problemi sul fronte finanziario, di cui si parla meno frequentemente. La debolezza dell’Eurozona tiene i tassi d’interesse a livelli molto bassi ed è la crisi di fiducia in altri Paesi che provoca flussi di denaro alla ricerca di un rifugio sicuro verso la Germania, deprimendo ulteriormente i tassi, nota Draghi. «Gli sviluppi finanziari in Germania – ha detto – sono lo specchio di quelli nel resto dell’area euro. E questo significa che le misure per assicurare la stabilità dell’Eurozona nel suo complesso andranno anche a beneficio della Germania».
Il presidente della Bce ha ripetuto anche ai banchieri delle popolari tedesche, una platea piuttosto scettica, la difesa del programma Omt che aveva fatto il mese scorso al Bundestag. Il piano non costituisce un finanziamento mascherato dei governi, non genererà inflazione e non porterà maggiori rischi per il contribuente tedesco. Su quest’ultimo punto, ha precisato che gli interventi avverranno solo in presenza di condizionalità, cioè dell’accettazione di un programma di risanamento e riforme da parte dei Paesi destinatari, e contribuiranno a normalizzare la situazione sui mercati finanziari: in questo modo dovrebbero invertirsi i flussi di capitale oggi diretti verso la Germania e questo dovrebbe favorire risparmiatori, fondi pensione e compagnie di assicurazione che dipendono dagli interessi.
Draghi ha voluto anche rassicurare i banchieri delle popolari tedesche che non necessariamente l’unione finanziaria, al di là della vigilanza unica, richiederà uno schema di garanzia dei depositi unificato e che questo potrebbe restare a livello nazionale. Le banche popolari tedesche avevano protestato contro l’eventualità che il loro fondo di garanzia potesse essere utilizzato altrove.

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