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Draghi: la crescita resta debole. Arrivano le nuove banconote

FRANCOFORTE — L’attività economica nell’area dell’euro rimarrà «debole» per il resto del 2012 e per l’anno prossimo, ma su questa previsione, ha spiegato ieri il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi nel corso della conferenza stampa tenuta ieri a Francoforte, gravano «rischi al ribasso», mentre l’inflazione dovrebbe ridiscendere sotto l’obiettivo del 2% nel corso del 2013. La crescita europea è debole, e potrebbe peggiorare. E se per ora il Consiglio direttivo ha tenuto invariato allo 0,75% il costo del denaro, ha preferito lasciare aperta la porta a un futuro taglio dei tassi. Infatti, pur sostenendo che i tassi di interesse di base sono «molto accomodanti», e quelli reali «già negativi», Draghi ha ammesso che c’è un dibattito in corso. Sostenendo che il Consiglio «discute sempre gli strumenti di politica monetaria» e straordinari. Ed è comunque «pronto ad agire», se la situazione dovesse peggiorare. E da ieri, secondo i sondaggi effettuati, circa la metà degli operatori si attende un ribasso del costo del denaro a partire dal 6 dicembre prossimo. Giorno in cui sono attese anche le nuove stime di inflazione e di crescita, probabilmente più basse di quelle precedenti.
Nel frattempo, anche sui rischi per ora «bilanciati» di inflazione potrebbero pesare quelli «al rialzo» dovuti all’incremento del petrolio e per «l’uso diffuso della tassazione indiretta, tra cui l’Iva», soprattutto «dove i governi devono correggere gli squilibri di bilancio». Un accenno, sia pur velato, anche alla situazione italiana. Un’economia debole, nonostante il «sensibile miglioramento» della fiducia nei mercati finanziari, avvenuto in seguito all’annuncio di intervenire con gli acquisti illimitati di titoli (Omt) di Paesi in difficoltà, ha spiegato Draghi con una punta di orgoglio, a poco più di un anno dall’assunzione del suo incarico in Eurotower. Ma ci ha tenuto a precisare che la richiesta di aiuto al fondo Esm (European stability mechanism) da parte della Spagna è una condizione «necessaria» anche se «non sufficiente» per far scattare gli acquisti, e non si tratta dunque di un quid pro quo. Inoltre, il presidente della Banca centrale europea ha anche annunciato l’introduzione di una nuova serie di banconote di Eurolandia, a partire dal maggio prossimo, che partirà con un biglietto da 5 euro, raffigurante Europa. Un’effige (ancora top secret) della mitologia greca tratta da un vaso greco esposto al Louvre di Parigi, che secondo gli esperti ha lanciato un messaggio inequivocabile: la Grecia rimarrà parte integrante dell’euro.
Un gesto simbolico, all’indomani dell’approvazione del pacchetto di austerità da 13,5 miliardi approvato dal Parlamento di Atene, e lodato ieri da Draghi – e da Bruxelles – come «un passo molto importante». Ma le parole del presidente della Bce non hanno sostenuto i listini europei, sui quali hanno pesato invece i timori legati alla tenuta dei conti di Atene e alla tempistica per l’autorizzazione della tranche da 31 miliardi da stanziare per Atene, in seguito a una frenata giunta ieri dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble sulla possibilità di un accordo della Ue entro lunedì. Mentre il governo ellenico fra breve dovrà ripagare 5 miliardi di titoli in scadenza. Milano ha dunque perso lo 0,64%, Londra lo 0,27%, Francoforte lo 0,39%, mentre Parigi è rimasta piatta. E nonostante il buon esito di un’asta spagnola, lo spread fra Btp e Bund è arrivato a quota 365 punti, mentre quello dei Bonos spagnoli è tornato vicino a 449 punti toccati in ottobre.
Ora tocca dunque ai governi, e non soltanto a quelli di Atene e Madrid, proseguire negli sforzi di risanamento dei conti e nell’attuazione delle riforme strutturali, ritenute da Draghi «cruciali», per aumentare il potenziale di crescita e garantire la creazione di posti di lavoro. Mentre in futuro continuerà a essere molto importante aumentare la «mobilità e la flessibilità del lavoro». Inoltre, recentemente sono stati compiuti «progressi notevoli» nella riduzione del costo per unità di lavoro e negli squilibri dei conti delle partite correnti, mentre secondo il presidente della Bce l’eurozona ha una situazione dei conti «molto più bilanciata rispetto a Stati Uniti, o anche Giappone e Regno Unito». Ciononostante, ha concluso, «rimane molto da fare».

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