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Draghi: la Bce è più ottimista sulla ripresa dei finanziamenti

La Banca centrale europea ha colto ieri l’occasione di una audizione per esortare la Grecia e i suoi creditori a porre le condizioni per una rapida conclusione dell’attuale memorandum economico. Una volta toccati con mano progressi su questo fronte, il presidente della Bce Mario Draghi ha fatto capire che la banca è pronta a riprendere il normale rifinanziamento delle banche greche. In questo contesto, il banchiere ha anche espresso rinnovato ottimismo sul futuro dell’economia.
«La Grecia dovrebbe concentrarsi sulle condizioni necessarie per concludere con successo il programma economico – ha spiegato Draghi dinanzi al Parlamento europeo qui a Bruxelles -. Vi è un programma economico. Su alcune misure economiche c’è accordo. Su altre non c’è accordo. Su queste ultime bisogna trovare una intesa su come sostituirle (…) I negoziati stanno avendo luogo e sono fiducioso che grazie alla buona volontà di tutti porteranno alla messa a punto di un iter credibile».
La presa di posizione giunge in un momento delicatissimo del rapporto tra la Grecia e i suoi creditori. In un primo tempo, il nuovo governo greco ha rinnegato il programma di aggiustamento firmato dall’esecutivo precedente. Poi, in febbraio, alle prese con il rischio di una crisi di liquidità, il governo Tsipras ha chiesto una proroga del memorandum da fine febbraio a fine giugno. In cambio dell’estensione, i creditori vogliono nuove riforme, attualmente oggetto di difficili trattative.
Il premier greco Alexis Tsipras ha promesso venerdì scorso di presentare a breve una lista di riforme che permetta ai creditori di sborsare una nuova tranche di prestiti (si veda Il Sole/24 Ore di sabato scorso). Ancora la settimana scorsa, Tsipras ha accusato la Bce di tenere il Paese in ostaggio, chiudendo l’accesso delle banche greche al rifinanziamento dell’istituto monetario, nonostante lo stesso istituto monetario non veda «rischi sistemici» nel Paese mediterraneo.
Su questo delicato fronte, interpellato da vari deputati sulla scelta della Bce di rifiutare obbligazioni greche nelle operazioni di rifinanziamento, Draghi si è voluto particolarmente chiaro: «I titoli greci non sono accettabili come collaterale (perché di qualità troppo bassa, ndr). Abbiamo deciso in passato di accettarli, ma a certe condizioni». Il banchiere ha quindi precisato che il consiglio direttivo ha congelato questa possibilità perché Atene parlava fino a poco tempo fa di «fallimento e insolvenza».
«Ci sarà un momento in cui potremo reintrodurre la possibilità, in cui potremmo fare allentamento quantitativo anche in Grecia», ha detto Draghi. La Bce vuole assicurarsi che il Paese torni a essere sottoposto a un vero programma economico: «Voglio farvi notare – ha aggiunto – che la banca ha prestato agli istituti greci 104 miliardi di euro, pari al 65% del prodotto interno lordo nazionale. Si tratta dell’esposizione più elevata di qualsiasi Paese della zona euro. Mi parlate di ricatto? Lascio a voi giudicare».
Draghi ha spiegato più volte che su questo fronte la Bce non fa altro che rispettare le regole europee. Sempre nella sua audizione parlamentare, il governatore si è detto più ottimista che «tre o quattro mesi fa» sul futuro dell’economia nella zona euro. Le ultime stime di marzo dell’istituto monetario parlano di una crescita dell’1,5% nel 2015 e dell’1,9% nel 2016, in rialzo rispetto a dicembre. Su questo fronte, sempre Draghi ha definito «progressi» le recenti riforme del diritto del lavoro in Italia e in Spagna.
Peraltro, il banchiere ha messo l’accento sugli acquisti di obbligazioni, respingendo l’ipotesi che questo controverso programma riduca gli incentivi dei Paesi a modernizzarsi. Anzi, ha spiegato che gli acquisti, quando associati «a riforme strutturali», garantiranno agli Stati membri «ulteriori benefici». A questo riguardo, l’ex governatore della Banca d’Italia ha precisato che l’obiettivo di 60 miliardi di euro in marzo verrà raggiunto (al 20 marzo, gli acquisti avevano totalizzato 26,3 miliardi di euro).

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