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Draghi: “Italia e Francia accelerino le riforme” Moody’s può alzare il rating

I sacrifici fatti non bastano. Occorre «un’azione risoluta» nelle riforme strutturali, perché nel 2014 l’attuazione delle raccomandazioni specifiche è stata «piuttosto deludente». Anche in Italia, oltre che in Francia e Portogallo, i tre Paesi bacchettati dalla Commissione europea, lo scorso febbraio, per squilibri eccessivi. Il nuovo monito arriva dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, messo per iscritto nella prefazione al Rapporto annuale 2014 della Bce, diffuso ieri. E si accompagna a una “credit opinion” di Moody’s che, in vista della revisione del rating dell’Italia il prossimo 12 giugno, anticipa che potrebbe esserci un upgrade, dunque una promozione del merito di credito del Paese da Baa2. Ma solo a riforme fatte e attuate. Solo cioè se «si registrasse un effettivo rafforzamento delle prospettive di crescita dell’economia indotto da un’implementazione effettuata con successo delle riforme economiche e del mercato del lavoro». Se però il quadro fosse di «deterioramento», per l’incapacità di rendere effettive le riforme o «a fronte di un calo del surplus primario», Moody’s non nasconde l’eventuale, clamoroso e ulteriore downgrading dell’Italia. Perché a quel punto peggiorerebbe la capacità del Paese di finanziarsi sul mercato e il governo dovrebbe ricorrere a una «ricapitalizzazione significativa delle banche».

Bce e Moody’s tornano dunque a pungolare la politica economica del governo Renzi. Seppur con squarci di sereno tratteggiati da Draghi per l’eurozona nel suo complesso. «L’ampiezza degli sforzi dispiegati dalla Banca centrale europea nel 2014 è straordinaria in rapporto a qualunque parametro storico», scrive il governatore. E grazie al cammino compiuto, «possiamo ora attenderci con fiducia che la ripresa moderata e disomogenea registrata nel 2014 si trasformi in un rafforzamento più robusto e sostenibile». In un contesto tra i meno drammatici dal 2008 a questa parte, la Bce prevede che «l’inflazione torni senza indebiti ritardi» a livelli inferiori, ma prossimi al 2% nel medio periodo, in linea con l’obiettivo storico dell’istituto di Francoforte. Il 2015 «ci riserverà nuove sfide», ma «mi esprimo a nome di tutto il personale della Banca centrale europea quando affermo che restiamo uniti nel nostro impegno ad assicurare la stabilità dei prezzi per tutti i cittadini dell’area dell’euro», insiste Draghi. Le iniziative varate in parallelo su più fronti dalla Bce, incluso il piano di acquisto titoli, il quantitative easing , «hanno esercitato un’efficace azione congiunta». Anche perché sono state «credibili, trasparenti e dunque efficaci» e «continuano a sostenere la fiducia nell’euro». I tassi sui prestiti bancari, conclude Draghi, «hanno iniziato a diminuire nella seconda metà dell’anno e sembra essere in atto un’inversione di tendenza nella contrazione del credito».
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