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Draghi: investimenti per la ripresa

Non ci sarà ripresa sostenibile nell’Eurozona senza una ripresa degli investimenti. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha di fatto dato il la ai lavori dell’Ecofin informale che si terrà a Milano nel fine settimana, con la sua ricetta – regole economiche favorevoli alla crescita e unione dei mercati dei capitali – per il rilancio degli investimenti, una delle «vittime illustri», ha detto, della crisi. Il tema sarà al centro del confronto di domani fra ministri e governatori e, come spesso è avvenuto in questi tre anni nel dibattito sui temi europei, Draghi non si è sottratto a indicare una linea ai Governi e alle altre autorità europee, anche al di là dei confini dei compiti della banca centrale.
Draghi ha ribadito la necessità di una combinazione di politiche monetarie, di bilancio e strutturali, che «si rafforzino a vicenda», per far ripartire l’economia dell’area euro, secondo il copione svelato il mese scorso a Jackson Hole, quello che l’economista Nouriel Roubini ha definito “Draghinomics”. E il capo dell’Eurotower ha anche ripetuto che, nonostante la politica monetaria già accomodante, il consiglio della Bce è pronto a «intervenire ulteriormente» se necessario. Gli ha fatto eco da Francoforte il suo vice, Vitor Constancio, secondo cui la Bce preferirebbe non acquistare titoli pubblici, ma non lo esclude. Un passo fortemente caldeggiato dai mercati finanziari, che ritengono che inevitabilmente la Bce sarà costretta a farlo, ma sul quale il consiglio, per ammissione esplicita dello stesso Constancio, è estremamente riluttante, anche perché convinto che le misure annunciate alle riunioni di giugno e di settembre basteranno. Fra i partecipanti all’incontro di ieri a Milano con esponenti del mondo della finanza, cui è intervenuto il presidente della Bce, c’era più di una perplessità al riguardo.
Il calo degli investimenti delle imprese nell’area euro dal 2008, ha ricordato Draghi, è stato molto più grave che nelle crisi precedenti, un 20% dal livello massimo a quello minimo, contro il 15 della recessione del 1992. Il miglioramento dal 2008 è stato minimo, mentre negli Stati Uniti è stato già superato il livello anteriore alla crisi. «Non ci sarà ripresa sostenibile finché la situazione non cambia», ha sostenuto il banchiere centrale italiano alla conferenza milanese organizzata dalla think-tank francese Eurofi. Gli investimenti, ha affermato, sono la domanda di oggi e l’offerta di domani, ma «in Europa sono carenti. Se non riusciamo a rilanciare gli investimenti, indeboliremo l’economia nel breve termine e ne comprometteremo le prospettive di lungo periodo».
Sono due i settori fondamentali per rilanciare gli investimenti delle imprese, attraverso le riforme strutturali: rendere la regolamentazione più favorevole alla crescita e offrire alle imprese fonti di finanziamento più diversificate (il contributo della Bce su quest’ultimo punto passa soprattutto dagli acquisti di titoli cartolarizzati, gli Abs, si veda l’articolo qui a fianco) con la creazione di un’unione dei mercati dei capitali. Draghi chiede che il contesto regolamentare venga migliorato con riforme dei mercati di beni e servizi e del lavoro. C’è una grande disparità fra i Paesi dell’Eurozona a questo proposito su questioni come la risoluzione dei contenziosi contrattuali o la regolamentazione delle professioni. Su quest’ultimo fronte, per esempio, il numero è di 45 in Estonia, ma ariva a 170 in Italia e a 219 in Francia. «Simili barriere all’entrata – ha detto il presidente della Bce – limitano la concorrenza e l’occupazione, generando rendite per pochi eletti a scapito della clientela».
Fra i grandi Paesi dell’Eurozona, Draghi addita la Spagna come esempio virtuoso che, grazie alle riforme adottate dopo la crisi, insieme alla riduzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società, può aspettarsi nei prossimi due anni una ripresa degli investimenti.
I Governi possono fare la differenza, ha detto Draghi, anche con una politica di bilancio favorevole alla crescita: trovare, nel contesto delle regole esistenti del Patto di stabilità, lo spazio per sostenere gli investimenti produttivi e conseguire una composizione delle politiche di bilancio più favorevole alla crescita, riducendo l’onere fiscale e la spesa corrente improduttiva.
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