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Draghi infiamma i mercati, spread giù a 243

Sui mercati va in scena la seconda puntata del «whatever it takes» di Mario Draghi. E le classi di investimento più coinvolte si sono mosse in sincronia. Borse in forte rialzo, tassi di interesse su nuovi minimi ed euro in calo. Le parole di Draghi – che da Sintra non solo ha confermato l’ipotesi di un taglio del tasso sui depositi ma ha aperto a un nuovo quantitative easing – hanno infuso nuova tranquillità agli investitori, al pari del film visto nel luglio del 2012, quando il governatore sottolineò che la Bce era pronta a «fare tutto il necessario per salvare l’euro».

A questo giro della storia non è l’euro ad essere in crisi ma l’economia dell’Eurozona, in vistoso rallentamento come hanno confermato i dati macro arrivati ieri, poco prima del discorso ultra-accomodante di Draghi. L’indice Zew – che misura le aspettative sull’economia tedesca – a giugno è crollato a -21,1 punti (rispetto ai -5,6 attesi) mentre l’inflazione euro a maggio è piombata all’1,2%, dall’1,7% di aprile, lontanissima dal target Bce («inferiore ma vicino al 2%»). Poco prima le prospettive di inflazione nei prossimi 10 anni (il grafico monitorato dalla Bce) avevano toccato il minimo storico all’1,12% (per poi rianimarsi all’1,23% sulle parole di Draghi).

Puntando su un nuovo quantitative easing le Borse europee hanno chiuso in corposo rialzo (indice Eurostoxx 50 a +2,21%). Il Ftse Mib è salito del 2,46% portando a +6,5% il rimbalzo di giugno (dopo il -10% di maggio) e a +15% il guadagno da inizio anno. Molto bene anche Francoforte (+2%) e Parigi (+2,2%). In netto rialzo anche Wall Street in scia al tweet del presidente Donald Trump che ha fatto riferimento a una telefonata «ottima con il pari cinese Xi Jinping» in vista del G20 di settimana prossima in Giappone. Ma è stato il mercato dei titoli governativi ad entrare nuovamente nella pagina dei guinness. Ieri per la prima volta i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni sono scesi fino a -0,327%. Osservando la curva dei tassi in Germania si scopre che Berlino, quanto a “giapponesizzazione” dei tassi, ha superato il Giappone stesso. Perché ad oggi i Bund esprimono tassi negativi fino a 17 anni, mentre i titoli nipponici a 15 anni tornano sopra lo zero. Record anche in Francia e Austria che ieri si sono portate, sui governativi a 10 anni, per la prima volta a quota “0”. Nella stessa giornata in cui Spagna (0,39%) e Portogallo (0,53%) hanno aggiornato nuovi minimi. Ha partecipato al party obbligazionario anche l’Italia. Lo spread BTp-Bund – nonostante i forti acquisti sui titoli tedeschi che remano contro l’Italia nel calcolo del differenziale – è sceso da 254 a 243 punti, ma a livello intraday è stato anche sotto i 240 punti. Si tratta di un forte miglioramento, considerato che a fine maggio era oltre i 280 e lo scorso novembre – nel bel mezzo dei litigi con Bruxelles per l’approvazione della legge di Bilancio – aveva superato i 330 punti. A questo punto i BTp a 10 anni pagano il 2,11% (-18 punti base in una giornata). Il rally ha interessato tutte le parti della curva con il tasso del BTp a 2 anni che è sceso fino a 0,447% da 0,649%, minimi da febbraio, e il rendimento del 30 anni calato fino a 3% da 3,16%. I BTp, insieme ai corrispettivi greci, sono ancora gli unici governativi dell’Eurozona che esprimono tassi reali positivi e a questo punto non è da escludere un ulteriore calo dei rendimenti italiani a fronte di un mercato posizionato su nuovi stimoli della Bce che potrebbero far passare in secondo piano le incertezze politiche. Almeno fino al 9 luglio, quando è attesa la decisione dell’Ecofin sull’apertura di un’eventuale procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per debito eccessivo. In questo clima favorevole anche le banche stanno tornando ad emettere bond. Ieri è stata la volta di UniCredit (dopo Banco Bpm e Ubi banca la settimana scorsa) che ha lanciato un bond a 6 anni per 1,25 miliardi e ha ottenuto richieste per 4,75 miliardi.

Il nuovo ombrello aperto da Draghi ha avuto immediatamente un effetto anche sull’euro che è scivolato sotto quota 1,12 nei confronti del dollaro. Nel frattempo le probabilità che la Bce tagli il tasso sui depositi di almeno 10 punti base entro fine anno sono balzate all’82%. La svalutazione della divisa europea ha irritato Trump che in un tweet ha attaccato Draghi accusandolo di manovrare il cambio con le parole. Con questa provocazione probabilmente il presidente Usa si aspetta altrettanto dal governatore della Fed, Jerome Powell, che oggi parlerà ai mercati dopo la riunione del Fomc. Gli investitori si aspettano che la Fed tagli i tassi quattro volte entro dicembre 2020. Anche per questo motivo la curva dei tassi sta crollando anche Oltreoceano con i Treasury a 10 anni che viaggiano al 2,05%, 100 punti base in meno rispetto a novembre. Quando dal telescopio dei tassi si prospettava tutt’altro mondo.

 

Vito Lops

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