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Draghi: “In Italia più fiducia nel futuro e la crescita ridurrà il debito pubblico”

Il debito ci ha salvati dalla depressione economica, la crescita ci salverà dal debito eccessivo. All’Accademia nazionale dei Lincei, Mario Draghi parla come economista, allievo di Federico Caffè, Sergio Steve, Franco Modigliani, Robert Solow (tutti membri dell’Accademia) ma anche come presidente del Consiglio. Prima di ricevere il prestigioso premio “Antonio Feltrinelli” — presente anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella — tiene una lezione sul debito e sul buon uso che, in alcuni casi, se ne può fare e spiega perché «per l’Italia, questo è un momento favorevole», perché «torna a prevalere il gusto del futuro» e perché, infine, si può «ricreare un clima di fiducia tra Stato e imprenditori» per far scegliere ai privati «di investire in Italia più di quanto abbiano fatto negli ultimi anni».Il Pil andrà oltre le previsioni della Commissione Ue (+4,2 per cento nel 2021), raggiungerà il 5 per cento, come ha detto proprio ieri il ministro dell’Economia, Daniele Franco; le riforme, quelle già approvate (pubblica amministrazione, semplificazioni amministrative, assunzioni nel pubblico impiego) e le prossime da varare (giustizia, concorrenza, appalti) spingeranno, insieme agli investimenti, la produttività. È la strada — sostiene Draghi — per creare i posti di lavoro nei nuovi settori innovativi e strategici. Lavoro per i giovani. Per chi resterà indietro («i lavoratori con competenze più basse, i cui impieghi sono a rischio nell’era della digitalizzazione ») entreranno in campo — probabilmente con la prossima legge di Bilancio — le politiche attive del lavoro ma continuerà anche l’erogazione dei sussidi senza i quali le famiglie nei Paesi della zona euro, secondo una stima della Bce, avrebbero perso, in media, quasi un quarto del loro reddito da lavoro, mentre la perdita reale è stata del 7 per cento.Dunque è in atto la ripresa ma non «sufficiente da riparare i danni causati dalla crisi sanitaria», dice Draghi. Servirà ancora l’intervento pubblico, tanto più che «la pandemia non è finita». Il rischio è rappresentato dalle varianti e dalle possibili ricadute sull’economia. Nel caso il governo interverrà ancora. Per questo continuerà la corsa del debito (arrivato al 160% del Pil). È il tema centrale del ragionamento di Draghi che sempre sul debito si era soffermato nelle due uscite pubbliche successive alla fine del suo mandato alla Bce, in un articolo sul Financial Times e nell’intervento l’estate scorsa al Meeting di Rimini. Il focus è sul “debito buono”, come egli stesso l’ha definito. «Ciò che rende il debito buono, o cattivo — spiega — , è l’uso che si fa delle risorse impiegate». Positivo se serve a migliorare il benessere, negativo se si traduce in spreco. Il debito può anche unire come è accaduto con il debito comune che finanzia il Next Generation Eu da 750 miliardi di cui l’Italia è il primo beneficiario. Primo passo verso la riforma del Patto di Stabilità. È buono il debito finalizzato a realizzare «una politica anticiclica», «a finanziare investimenti pubblici ben mirati», ad assorbire «shock esogeni », come una guerra o, appunto, una pandemia.Con una crescita sostenuta e strutturale, aumentano le entrate fiscali, il debito diventa sostenibile. E non dovranno pagarlo le prossime generazioni.

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