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Draghi: il Qe un incentivo per le riforme

Non è vero che la politica monetaria accomodante della Banca centrale europea disincentiva i Governi dell’eurozona dal fare le riforme. La riforma del mercato del lavoro in Italia, il Jobs Act, introdotta dopo l’annuncio del Quantitative easing della Bce, ne è un esempio.
Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha ribattuto ieri sera, in un discorso a Francoforte, alle critiche, provenienti soprattutto dalla Bundesbank, secondo cui uno dei rischi maggiori dello stimolo monetario è la paralisi delle riforme economiche, dato che i Governi si avvantaggiano di migliori condizioni di finanziamento. «Il fatto che ora abbiamo una politica monetaria estremamente accomodante – ha detto Draghi, che ha citato anche i casi positivi di Spagna e Portogallo – non è un disincentivo a continuare con le riforme. Per esempio, l’Italia ha introdotto un’importante riforma del mercato del lavoro da quando la Bce ha annunciato le sue misure più recenti. Di fatto, la politica monetaria crea un incentivo per le riforme». I Paesi che fanno le riforme strutturali oggi, secondo Draghi, vedranno materializzarsi i benefici più rapidamente, in quanto queste riforme rafforzeranno l’impatto della politica monetaria, in particolare dove c’è domanda d’investimento accumulata. E in un’economia più forte il costo di breve termine delle riforme sarà più basso.
Draghi ha descritto uno scenario sul quale si può essere «giustamente ottimisti», con la ripresa dell’economia, l’aumento della fiducia dei consumatori e delle imprese, la revisione al rialzo delle previsioni di crescita, il miglioramento del credito. Le prospettive più ottimistiche però non devono fare riposare sugli allori, ma essere sfruttate per un «balzo in avanti» nella convergenza economica e istituzionale.
La Bce ha confermato ieri le cifre relative ai primi tre giorni di acquisti di titoli pubblici, rivelate la settimana scorsa dal consigliere responsabile delle operazioni di mercato, Benoit Coeuré: il totale è di 9,75 miliardi di euro. Gli acquisti di giovedì e venerdì non sono compresi in questa cifra in quanto non ancora regolati. L’obiettivo è di raggiungere i 60 miliardi di euro di acquisti mensili, anche se questo mese le operazioni sono iniziate il giorno 9. Il programma, che si estenderà almeno fino al settembre 2016, punta a far risalire l’inflazione dall’attuale -0,3% verso il 2%. Secondo le nuove previsioni della Bce, l’inflazione nell’eurozona arriverà all’1,7% nel 2017.
Sulla situazione dell’eurozona continua a pesare il caso Grecia. Con una mossa distensiva delle tensioni delle ultime settimane, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha invitato ieri il primo ministro greco Alexis Tsipras a Berlino: l’incontro, il primo bilaterale fra i due, avverrà lunedì. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha però ripetuto ieri sera la posizione tedesca, secondo cui il nuovo Governo di Atene ha distrutto con il suo atteggiamento la fiducia dei partner europei e ha mentito agli elettori, sostenendo che i problemi della Grecia hanno origine fuori dal Paese. «Nessuno ha ancora capito cosa voglia il Governo greco», ha detto. In Germania, continua poi a tenere banco la polemica sul ministro Yanis Varoufakis, che domenica ha partecipato a una trasmissione in tv ed è stato mostrato nella registrazione di un vecchio discorso mentre esibiva il dito medio ai tedeschi. Un video falso, ha detto il ministro, ma la tv tedesca ha sostenuto che non c’era stata alcuna manipolazione.
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