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Draghi: il Qe funziona, andrà avanti Blitz della ex Femen, coriandoli e urla

La «conferenza stampa dei coriandoli» è servita, ieri, a Mario Draghi per affermare che l’operazione di acquisto di titoli sui mercati per 60 miliardi al mese sta funzionando e per frenare l’idea che possa finire prima del previsto. La Banca centrale europea, insomma, va avanti sulla linea decisa in gennaio senza ripensamenti, al momento. Certo, anche tra qualche contestazione e momenti di tensione. 
Mentre il presidente della Bce parlava ai giornalisti, nella nuova sede della banca a Francoforte, dopo la riunione del Consiglio dei governatori, una ragazza di 21 anni è balzata sul tavolo a cui era seduto, ha urlato «fine alla dittatura della Bce» e gli ha lanciato manciate di coriandoli. Momento di allarme. I servizi a protezione della banca subito intervenuti, hanno fermato la ragazza e consegnata alla polizia. La conferenza è ripresa con una certa tranquillità. Resta il problema – serio — di una falla nel servizio di sicurezza che ora la banca sta investigando. «I risultati iniziali — ha sostenuto la Bce in un comunicato — suggeriscono che l’attivista si sia registrata come giornalista di un’organizzazione di informazioni che non rappresenta. Come tutti i visitatori della Bce, era passata attraverso un controllo d’identità, un metal detector e la sua borsa sottoposta a raggi-x prima di entrare nell’edificio. Il presidente Mario Draghi non ha subito conseguenze e ha proceduto tranquillamente con la conferenza stampa».
Conferenza che — cosa probabilmente mai successa — è terminata con un applauso da parte di giornalisti. In serata si è saputo — da informazioni del quotidiano tedesco Bild — che la ragazza è conosciuta come Josephine Witt (vero cognome Markmann), attivista del collettivo Femen: sarebbe la stessa che nel 2013 interruppe la messa di Natale nel Duomo di Colonia protestando a seno nudo contro il maschilismo della Chiesa.
Draghi ha detto che la Bce si aspetta un’accelerazione della ripresa nell’eurozona nei prossimi mesi. Ciò nonostante, ha ribadito che questa non è una ragione per ridurre di volume o accorciare il programma di acquisto titoli, previsto in 1.100 miliardi, da acquistare entro settembre 2016. Sui mercati si è diffusa l’idea che l’operazione, il cosiddetto Quantitative easing , potrebbe essere tra non molto ridimensionato perché l’economia non ne avrebbe più bisogno e perché i pericoli di deflazione (calo dei prezzi) si sarebbero ridotti. Draghi ha invece parlato di «piena realizzazione» del programma. E ha aggiunto: «Sono piuttosto sorpreso dall’attenzione che riceve una possibile uscita dal programma quando ci siamo entrati solo da un mese» (gli acquisti sono iniziati in marzo). È chiaro che Draghi vuole evitare che si apra una discussione sull’eventualità di una cessazione prematura degli acquisti, qualcosa che creerebbe incertezze e tensioni sui mercati. Quando una discussione del genere prese piede negli Stati Uniti, in occasione del Quantitative easing della Fed, gli effetti sui mercati mondiali furono molto significativi.
Draghi ha anche detto che, al momento, sui mercati non c’è una scarsità di titoli, soprattutto pubblici, che possa fare pensare a una difficoltà della Bce a trovare «carta» sufficiente per impiegare i 60 miliardi che ogni mese ha deciso di immettere nell’economia dell’eurozona.

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