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Draghi: il Qe funziona, andiamo avanti

L’economia dell’eurozona migliora e ci sono «chiari segni» che le misure di politica monetaria della Banca centrale europea, compreso l’acquisto di titoli avviato il mese scorso, funzionano. In una conferenza stampa che passerà alla storia per la protesta dell’attivista balzata sul suo tavolo, il presidente della Bce Mario Draghi ha voluto dare un messaggio rassicurante sui progressi dell’area euro e sulla determinazione dell’istituto di Francoforte a mettere in atto «in pieno» il Quantitative easing (Qe) da 1.100 miliardi di euro appena varato.
Sono «sorpreso», ha detto Draghi, che si parli di un’uscita dal programma solo un mese dopo la sua partenza. «È come se un maratoneta – ha scherzato – dopo aver percorso un solo chilometro, si chiedesse quando finisce». Il presidente della Bce ha ribadito l’intenzione di continuare con il Qe fino a settembre 2016, o fino a quando l’inflazione sia avviata in modo sostenuto verso l’obiettivo di avvicinarsi al 2% (il mese scorso era a -0,1%), precisando che non vuol farsi distrarre da deviazioni temporanee dal trend. Il programma di Qe, ha precisato, ha comunque la flessibilità sufficiente per essere modificato secondo la circostanze, ma questo è «prematuro». Le aspettative d’inflazione sui mercati, intanto, sono aumentate, prima con le attese del Qe, poi con il suo annuncio, e infine con la sua partenza.
La politica monetaria della Bce, insieme al calo del prezzo del petrolio e alla discesa dell’euro, ha contribuito alla ripresa, che ha preso maggior spinta dalla fine del 2014 e dovrebbe allargarsi e rafforzarsi. Si tratta però di una ripresa «ciclica», ha sostenuto Draghi, che per trasformarsi in strutturale e aumentare il potenziale dell’economia, ha bisogno del supporto delle riforme e della politica fiscale, il consueto appello del banchiere centrale italiano. Il Qe, secondo il presidente della Bce, ha già mostrato i suoi effetti sui mercati finanziari e le condizioni del credito e sta cominciando a raggiungere l’economia reale. Draghi ha riconosciuto però che per ora la dinamica dei prestiti alle imprese resta debole, un tema sollevato questa settimana anche dal Fondo monetario. A differenza dell’organizzazione di Washington, però, non lo attribuisce alla debolezza delle banche, dopo che sono state sottoposte lo scorso anno all’esame della Bce.
Sui mercati finanziari è stata anche discussa con insistenza, dopo l’avvio del Qe il 9 marzo, la possibilità che la Bce presto si ritrovi senza titoli da acquistare (il programma prevede operazioni per 60 miliardi di euro al mese), in parte perché le banche e altre istituzioni finanziarie sarebbero riluttanti a vendere, in parte perché i rendimenti di molti titoli dei Paesi del “centro” dell’eurozona sono scesi sotto il -0,20% del tasso sui depositi delle banche presso la Bce stessa, limite minimo di intervento.
«Non ne abbiamo nessuna prova», ha detto Draghi, il quale ha sostenuto anche che per il momento non ci sono indicazioni che si stiano formando bolle sui mercati obbligazionari. Ha riconosciuto però che un lungo periodo di bassi tassi d’interesse può creare squilibri sui mercati, ma la Bce tiene sotto continuo monitoraggio la situazione e la “prima linea di difesa” sono in ogni caso misure macro-prudenziali per evitare appunto la formazione di bolle. Draghi ha anche smentito che la banca possa abbassare ulteriormente il tasso sui depositi.
Inevitabilmente, molte domande hanno affrontato la vicenda della Grecia, ma Draghi ha insistito che la soluzione è «interamente nelle mani del Governo greco», ripetendo che la Bce (che oggi ha un’esposizione verso Atene di 110 miliardi di euro) continuerà a consentire la fornitura di liquidità alle banche elleniche finché sono solvibili e hanno i titoli da fornire in garanzia alle operazioni di finanziamento. Mentre crescono le preoccupazioni che il Governo greco possa presto trovarsi senza fondi, il banchiere centrale ha sostenuto di «non voler nemmeno contemplare l’ipotesi di un’insolvenza della Grecia. E le dichiarazioni delle autorità greche mostrano che la pensano allo stesso modo».
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