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Draghi: il Qe evita il contagio greco

Nel suo primo discorso dopo l’avvio degli acquisti dei titoli di Stato da parte della Banca centrale europea lunedì scorso, il suo presidente Mario Draghi ha difeso ieri il piano di stimolo, il cosiddetto quantitative easing (Qe), sostenendo che la politica monetaria, insieme al calo del prezzo del petrolio e all’indebolimento dell’euro, sta favorendo la ripresa nell’eurozona e proteggendo gli altri Paesi dall’effetto di contagio della crisi greca.
Gli acquisti di titoli da parte delle banche centrali non sono niente di nuovo, «sono non convenzionali, ma non contro l’ortodossia», ha detto Draghi, ricordando che anche la Bundesbank ne ha fatto uso negli anni 70. L’affermazione è suonata come un messaggio al presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che è stato uno dei maggiori oppositori del Qe europeo nel consiglio della Bce, ed è stata pronunciata all’annuale conferenza degli “ECB watchers”, organizzata dal Centre for Financial Studies della Goethe University, roccaforte appunto dell’ortodossia monetaria tedesca, il cui nume tutelare è l’ex capo economista della Bundesbank e della Bce, Otmar Issing. «Possiamo utilizzare, e stiamo utilizzando – ha sostenuto Draghi – la politica monetaria in un modo che può stabilizzare, e stabilizzerà, l’inflazione in linea con il nostro obiettivo». Non ci può essere ambiguità, ha detto alla stessa conferenza l’attuale capo economista della Bce, Peter Praet, sulla volontà e l’abilità della banca di usare tutti gli strumenti per adempiere al proprio mandato. L’inflazione nell’eurozona è a -0,3%, mentre l’obiettivo della Bce è di stare sotto, ma vicino al 2%. Draghi ha anche minimizzato i rischi per la stabilità finanziaria creati dal Qe, che possono essere affrontati, a suo parere, con politiche macro-prudenziali.
Gli effetti del Qe sono stati in parte anticipati dai mercati, ha detto il presidente della Bce, ma anche dopo l’annuncio del 22 gennaio scorso i rendimenti sono caduti di 25 punti base sui titoli tedeschi a 20 anni e di 35 su quelli italiani. La caduta si è ripetuta in Portogallo e in altri Paesi precedentemente in difficoltà, nonostante l’aggravarsi della crisi in Grecia, un segno, secondo Draghi, che il piano può servire a proteggere gli altri Paesi dell’eurozona dal contagio. Il presidente della Bce ha respinto anche le accuse che il Qe europeo sia stato avviato troppo tardi, elencando tutte le misure prese nell’ultimo anno, dal taglio dei tassi d’interesse agli interventi per favorire il credito. Anche il governatore della Banca centrale austriaca, Ewald Nowotny, che pure in consiglio si è schierato contro l’acquisto dei titoli di Stato ritenendo che non fosse il momento, ha affermato, allo stesso incontro di Francoforte, che il Qe avrà successo nel riportare i rendimenti, oggi negativi per molti titoli di Stato, soprattutto in Germania, ma anche in diversi altri Paesi, Austria compresa, sopra lo zero, con il rilancio della crescita e dell’inflazione.
Gli sviluppi dell’economia dell’eurozona, secondo Draghi, stanno andando nella giusta direzione. Il cosiddetto “indice delle sorprese”, che confronta i dati macroeconomici con il consenso delle stime di mercato, indica che le ultime notizie sono positive, ha detto il banchiere centrale. «La ripresa dovrebbe gradualmente ampliarsi e rafforzarsi», ha affermato. Il suo ripetuto riferimento alla debolezza dell’euro, insieme alla politica monetaria e al calo del petrolio, come fattore che ha contribuito alla revisione al rialzo delle previsioni di crescita della Bce, è stato uno degli elementi che hanno provocato ieri una nuova caduta della moneta europea sui mercati valutari. «Non è in corso alcuna guerra delle valute», ha detto tuttavia Nowotny, notando che le recenti fluttuazioni dei cambi non sono del tutto inusuali.
Sia Draghi sia Praet hanno insistito sul tema caro alla Bce che la politica monetaria deve essere accompagnata dalle riforme strutturali che creino un ambiente favorevole agli investimenti.
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