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Draghi: il disagio sociale una tragedia

Una recessione prolungata è oggi il rischio più grave per il sistema finanziario europeo, secondo il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che ha ribadito anche l’annuncio della scorsa settimana che i tassi d’interesse resteranno a lungo ai livelli attuali, o ancora più bassi. La nuova indicazione sull’evoluzione futura della politica monetaria sarà ora al test della reazione dei mercati, ha osservato.
Draghi, in una doppia audizione al Parlamento europeo, ha sostenuto anche che una delle priorità per la ripresa dell’Eurozona dev’essere il rilancio del credito alle piccole e medie imprese, anche se la Bce «non ha alcuno strumento diretto per imporre alle banche di fare prestiti». Il banchiere centrale ha inoltre affermato che i Governi non devono disfare i progressi raggiunti sul risanamento “inevitabile” dei conti pubblici, pena un risalita dei tassi di mercato, ma dev’essere fatto in modo favorevole alla crescita, possibilmente con tagli alla spesa che creino lo spazio per riduzioni di imposte, e con riforme strutturali. Va tenuto conto della “tragedia” rappresentata in molti Paesi dalle difficoltà sociali e dalla disoccupazione giovanile, un’osservazione che Draghi ha ripetuto in numerose occasioni negli ultimi tempi.
La Bce vede la ripresa a fine anno e nel 2014, ha ricordato Draghi ai parlamentari europei, ma è una previsione con numerosi rischi al ribasso, fra cui la recente restrizione delle condizioni dei mercati monetari e finanziari globali. È in risposta a questo fenomeno indesiderato (provocato dall’annuncio delle Federal Reserve di voler ridurre l’espansione della propria politica monetaria) che il consiglio Bce ha scelto la settimana scorsa per la prima volta di dare un orizzonte temporale più lungo alle proprie scelte, la cosiddetta “forward guidance”.
Abbiamo affinato la comunicazione, ha precisato ieri Draghi. Anche se in principio si è dichiarato d’accordo con l’analisi della Banca dei regolamenti internazionali, secondo cui bassi tassi d’interesse per un periodo molto lungo possono creare nuovi rischi, di fatto la Bce si è mossa nella direzione opposta, rassicurando appunto che i propri tassi resteranno bassi, compresi (ha sottolineato ieri Draghi in più occasioni) quello sui depositi delle banche presso la Bce: alzarli, ha detto Draghi, danneggerebbe i Paesi già deboli. L’istituto di Francoforte terrà sott’occhio l’andamento dell’inflazione, dell’economia reale e del credito prima di deviare da questa rotta. Sul fronte dell’economia reale, ha detto di notare qualche recupero di competitività in Italia e Spagna.
Il capo dell’Eurotower ammette tuttavia di non avere a disposizione alcuno strumento per imporre alle banche a fare prestiti, soprattutto alle Pmi, che faticano a ottenere credito. In Spagna i tassi praticati sui piccoli prestiti sono del 2,3% più alti dei tassi sui grandi fidi. L’iniziativa più promettente, secondo Draghi, è la mobilitazione delle risorse della Banca europea per gli investimenti e delle agenzie nazionali di sviluppo, che potrebbe prevedere la fornitura di garanzie e il rilancio delle cartolarizzazioni (Abs). La Bce ha solo un ruolo di consulente, ha ricordato.
Ancora una volta, Draghi ha insistito sull’importanza dell’unione bancaria (tra l’altro esiste tuttora qualche dissenso fra la Bce e lo stesso Parlamento europeo sull’accordo che deve formare la base della vigilanza unica affidata all’Eurotower) e ha ripetuto che devono esserci le risorse finanzarie disponibili per eventuali ricapitalizzazioni che si rendano necessarie dopo che la Bce avrà completato la sua revisione “realistica” dei bilanci bancari, prima di assumere la responsabilità ultima della vigilanza. È stata l’assenza di queste risorse, ha detto, a minare la credibilità degli stress test condotti dalla European Banking Authority in passato e una delle cause dell’attuale stretta creditizia.
Elogi all’indicazione della Banca d’Italia alle banche di aumentare gli accantonamenti contro le sofferenze, in crescita a causa della recessione. Draghi ha ricordato anche che Bankitalia ha sollecitato le banche a minimizzarne l’impatto sul credito con tagli ai costi, ai dividendi e ai compensi e, se necessario, con dismissioni.

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